martedì 26 aprile 2011

tucidide

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Nicia disse cose di tal genere,ma la maggior parte degli Ateniesi che si presentarono (a parlare) esortava a far la spedizione e a non abrogare le decisioni prese,ma alcuni si opponevano. [2] Consigliava con il massimo ardore la spedizione, Alcibiade, figlio di Clinia, desiderando opporsi a Nicia, poiché anche sulle altre questioni aveva una posizione politica diversa (dalla sua) e per il fatto che (Nicia) aveva alluso a lui in modo calunnioso e perché desiderava soprattutto comandare l’esercito e sperava di conquistare in questo modo la Sicilia e Cartagine [3] e di recare un vantaggio ai propri interessi privati con il denaro e la gloria, che avrebbe riportato alla vittoria. Infatti essendo (tenuto) in grande onore dai cittadini,coltivava ambizioni maggiori di quanto gli consentisse il patrimonio di cui disponeva, sia per quanto riguardava l’allevamento di cavalli sia per le altre spese, proprio questo in seguito fu ciò che più di tutto, portò alla rovina della città di Atene.[4]  Infatti i più temendo gli eccessi della trasgressività che a livello personale caratterizzava il suo stile di vita e le grandi ambizioni sottese a tutte le sue azioni, gli si fecero ostili come ad un uomo che aspirasse alla tirannide, e sebbene a livello pubblico egli avesse trattato nel modo migliore le questioni relative alla guerra,nel privato tutti provando insofferenza per i suoi comportamenti [5] ed essendosi affidati ad altri, in un breve arco di tempo portarono alla rovina la città. Allora dunque essendosi presentato agli Ateniesi consigliava queste cose.

24,3
E a tutti allo stesso modo venne un forte desiderio di salpare, infatti i più anziani credendo che o avrebbero sottomesso i territori verso i quali navigavano o che almeno una grande potenza (come la loro) sarebbe stata sconfitta, invece quelli in età (da soldato) sia per il desiderio di vedere e visitare una terra lontana, sia essendo pieni di speranza che si sarebbero salvati,e la mossa del popolo e i soldati al momento presente (pensando che) avrebbero guadagnato denaro e avrebbero acquistato (una potenza) grazie alla quale ci sarebbe stato (per loro) un salario eterno. [4] E così a causa dell’eccessivo desiderio di cose più grandi, anche se qualcuno non era d’accordo, temendo di apparire ostile alla città se avesse votato contro stendendo la mano, restava tranquillo.
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Nel frattempo la maggior parte delle Erme di marmo che si trovavano nella città degli Ateniesi (sono numerose secondo l’usanza del luogo e di forma quadrata, sia nei vestiboli privati sia nei templi) [2+ in una sola notte furono mutilate nel volto. E nessuno conosceva gli autori ma con la promessa di grosse ricompense offerte dallo stato in cambio di una delazione venivano ricercati e inoltre stabilirono che,anche se qualcuno era a conoscenza di qualche altro sacrilegio che fosse stato commesso, chiunque volesse, sia tra i cittadini, sia fra gli stranieri, sia fra gli schiavi, poteva denunciarlo con la garanzia d’immunità.[3] E prendevano il fatto troppo seriamente;e infatti sembrava che fosse un cattivo auspicio per la spedizione e che fosse stato compiuto in funzione di una congiura (che provocasse) una rivoluzione e contemporaneamente l’abbattimento della democrazia. E da parte di alcuni meteci e servi non viene dunque rivelato nulla riguardo alle Erme, ma riguardo alcune mutilazioni di altre statue compiute in precedenza da giovani tra scherzi e bevute di vino e anche che in alcune case venivano celebrati i misteri in segno di oltraggio,di queste cose accusavano anche Alcibiade. E accoglievano queste accuse, coloro che erano massimamente sdegnati con Alcibiade perché impediva loro di essere essi stessi alla guida stabile del popolo e pensando che sarebbero stati primi,se lo avessero scacciato, ingrandivano (le accuse) e gridavano che la profanazione dei misteri e la mutilazione delle Erme erano state compiute per il rovesciamento della democrazia, e che fra queste cose non ce n’era nessuna che non fosse stata compiuta con la sua collaborazione, adducendo come prova l’altra sua (forma di) trasgressività (quella) relativa ai suoi comportamenti, certamente non conforme ai costumi del popolo. Egli sul momento, si difendeva contro le denunce ed era pronto a essere giudicato prima di salpare, (affinché si accertasse) se avesse commesso qualcuno di quei (misfatti) - e infatti ormai erano stati fatti i preparativi - e se avesse effettivamente commesso qualcuno di quei (misfatti), (era pronto) a scontare la pena,ma se al contrario fosse stato assolto,avrebbe ripreso il comando. E li scongiurava di non accogliere calunnie sul suo conto mentre lui era lontano, ma di ucciderlo subito se era colpevole e (diceva che) sarebbe stato più saggio non mandarlo al comando di un’armata tanto grande con una simile accusa, prima di aver emesso la sentenza. Ma i nemici temendo che egli avrebbe avuto l’esercito dalla sua parte, qualora fosse stato processato subito, e che il popolo fosse mite proteggendolo per il fatto che grazie a lui gli Argivi e alcuni Mantineesi prendevano parte della spedizione, tentavano di distoglierlo e trattenerlo, incitando altri oratori, i quali dicessero che egli avrebbe navigato subito e non avrebbe ritardato la partenza, ma che al suo ritorno sarebbe stato giudicato entro un numero stabilito di giorni, i nemici volevano che lui fosse giudicato quando fosse ritornato in seguito ad un richiamo, sulla base di un’accusa più grave,che essi avrebbero potuto costruire più facilmente mentre egli era lontano. E sembrò opportuno che Alcibiade salpasse.
libro II, 65
Infatti, per tutto il tempo in cui guidò la città in periodo di pace, la condusse con moderazione e così la mantenne in uno stato di sicurezza, ed essa sotto il suo governo divenne grandissima, e quando poi scoppiò la guerra, anche in questa circostanza, come fu evidente, ne previde chiaramente la portata. [6] Sopravvisse ancora due anni e sei mesi, e dopo la sua morte si vide ancora di più la sua preveggenza nei confronti della guerra. [7] Disse infatti che gli Ateniesi avrebbero vinto se fossero rimasti tranquilli, mantenendo efficiente la flotta, non ampliando il loro dominio durante la guerra e non affrontando rischi per la città. Essi invece fecero tutto il contrario e per ambizione e vantaggi personali decisero in modo dannoso per se stessi e per gli alleati imprese che sembravano essere estranee alla guerra e che, se fossero riuscite, avrebbero portato gloria e vantaggi soprattutto ai privati cittadini, mentre, se fossero fallite, si sarebbero rivelate un danno per la città, considerando le esigenze della guerra. [8] Ne era motivo il fatto che egli essendo potente per posizione sociale e intelligenza ed essendo assolutamente incorruttibile per quanto riguarda il denaro, dominava il popolo senza limitarne la libertà, e non era guidato da quello più di quanto egli lo guidasse, per il fatto che egli non dava nulla per compiacerlo, ma addirittura a volte lo contraddiceva provocandone l'ira (o aspramente), avendo ottenuto il potere per il suo merito. [9] Quando dunque li vedeva inopportunamente audaci per tracotanza, parlando li ridimensionava affinchè provassero timore mentre quando erano irragionevolmente spaventati li rimetteva in condizione di aver coraggio. A parole si aveva una democrazia, ma di fatto un governo dell'uomo migliore. [10] I successori, invece, che erano simi l'uno all'altro e che tendevano ognuno a primeggiare, si misero ad affidare al popolo anche il governo dello Stato, per fargli piacere. [11] In seguito a ciò si commisero molti altri errori, naturali per una città grande e in possesso di un impero, e soprattutto si sbagliò a fare la spedizione di Sicilia, la quale non fu tanto un errore di calcolo nei riguardi dei nemici che andavano ad assalire, quanto un errore da parte di quelli che avevano fatto partire la spedizione, non assegnando i mezzi necessari a coloro che erano partiti, inoltre, per calunnie private che avevano come argomento l'egemonia politica, resero più inefficaci le forze dell'esercito e nella situazione politica della città per la prima volta seminarono la discordia tra di loro. [12] Sconfitti in Sicilia con il resto delle forze militari e con la maggior parte della flotta, già in preda alla discordia nell'interno della città, pure per dieci anni resistettero ai nemici che già da prima li minacciavano, a quelli che poi si erano aggiunti dalla Sicilia, alla maggioranza degli alleati che si erano ribellati, e infine per giunta a Ciro, il figlio del re di Persia, il quale forniva ai Peloponnesi denaro per la flotta. E non cedettero sino a che non si danneggiarono tra di loro, cadendo in preda alle discordie private. [13] A tal punto sovrabbondavano per Pericle gli elementi in base ai quali egli aveva potuto prevedere che la città avrebbe potuto assai facilmente vincere in una guerra contro i Peloponnesiaci da soli.