300 O Tiresia, che osservi tutto, ciò che è insegnabile e ciò che non è comunicabile, le cose del cielo e quelle della terra, anche se non vedi tu comprendi tuttavia in quale male la città convive e di essa te solo noi troviamo come salvatore.
305 Febo, infatti, se non hai sentito dire qualcosa dai messaggeri, mandò a dire a noi, che avevamo mandato a consultarlo, che sarebbe giunta una sola liberazione da questa malattia se, venuti bene a conoscenza di coloro che uccisero Laio, li uccidessimo o li scacciassimo esuli dalla terra.
310 Tu dunque, non negando nè il responso degli uccelli, nè se hai qualche altra via di divinazione, salva te stesso e la città, salva anche me e allontana ogni contaminazione del morto, infatti siamo nelle tue mani: che un uomo sia utile con ciò che ha e può è la più bella delle fatiche.
316 Ahimè, come è terribile capire quanto non è utile per chi capisce: infatti io, pur sapendo bene queste cose, le eliminai; non sarei dovuto venire qui.
Che c'è? Come sei giunto scoraggiato.
320 Lasciami tornare a casa; assai facilmente sopporteremo tu il tuo e io il mio destino se mi darai ascolto.
Dicesti cose nè conformi alle leggi nè amiche nei confronti di questa città che ti allevò, privandola di questo responso.
Vedo che neppure per te le tue parole sono opportune: dunque, perché io non subisca la stessa cosa..
326 Per gli dei, non andartene se comprendi, poiché noi tutti qui supplici ci prostriamo davanti a te.
Tutti infatti, non comprendete: ma che io non riveli mai i miei mali, perché non riveli anche i tuoi.
330 Che cosa dici? Pur sapendo non parlerai, ma pensi di tradirci e di mandare in rovina definitivamente la città?
Io non farò soffire nè me nè te: perché invano mi interroghi su queste cose? Infatti non potresti venire a saperle da me.
O il più scellerato tra gli scellerati, e infatti tu indurresti alla collera anche una natura di pietra, non parlerai una buona volta, ma ti dimostrerai così crudele e intrattabile?
337 Hai rimproverato il mio temperamento, mentre non hai visto il tuo che abita insieme a te, ma biasimi me.
339 Chi infatti, udenddo tali parole non si adirerebbe, per mezzo delle quali ora tu disonori la città?
Le cose andranno da sè anche se io le copro con il silenzio.
Ebbene, è necessario che tu mi dica le cose che arriveranno.
Non intederei dire oltre: per queste cose, se vuoi, arrabbiati della collera più selvaggia.
345 E certamente non tralascerò nulla, nello stato di collera in cui sono. Sappi infatti che mii sembra che tu abbia contribuito a tramare il delitto e lo abbia attuato, per quanto non uccidendo con le tue mani, ma se tu per caso ci vedessi, direi che anche questa azione sia opera solo tua.
350 Davvero? Ti ordino di rimanere fedele al bando che hai proclamato e a partire da questo giorno non rivolgere la parola né a costoro né a me poichè tu sei secondo me l'empio contaminatore di questa terra.
Così impudentemente haipronunciato questa parola e dove pensi di sfuggire a questo?
355 Sono già sfuggito: infatti nutro la verità che è forte.
Istruito da chi? Infatti non certo dall'arte profetica.
Da te: tu infatti mi hai indotto a parlare contro la mia volontà.
Quale discorso? Dillo di nuovo, perché io lo comprenda meglio.
360 Non hai capito prima? Oppure mi metti alla prova nel parlare?
Non l'ho capita in modo tale da poterla dire cosa conosciuta: su, parla di nuovo.
Affermo che tu sei l'assassino dell'uoo che cerchi.
Ma non gioendo in qualche modo dirai due volte sciagure.
Dovrei dire dunque anche qualcos'altro, perché ti adiri di più?
Quanto desideri: poiché sarà detto infano.
365 Dico che non ti accorgi di avere rapporti nella maniera più turpe con i più cari, e non vedi neppure in quale sciagura ti trovi.
domenica 18 dicembre 2011
domenica 11 dicembre 2011
Consolatio ad Marciam
37, figlia Cremuzio Cordo, storico di Tiberio subito damnatio, consola da perdita del figlio tre anni prima, motivazione = spronare imperatore a ricordare Cordo e perseguire ideale libertas, contenuti convenzionali tempo che fugge morte ineluttabile, finale simil. Somnius Scipionis di Ciceroe, nei campi Elisi, il figlio con il nonno materno che illustra universo, contrappone alla terra e mostra conflagrazione universale
De ira
41, dedicato a fratello Novato, 1,2 aspetti e casistica 3 necessità risoluzione, paragona Caligola, principe folle e Augusto esempio moderazione, divisione despota e buon imperatore
Consolatio ad Helviam Matrem (virtus prevale su fortuna)
41, primo periodo esilio, originalità consolando diventa consolatore, simil. Ovidio elegia triste a Tomi, con funzione consolatoria e funzione di autodifesa (innocente). Esilio non è un male perché legge cosmica mutamento di luogo e saggio autosufficiente, madre riprenda studi filosofici, Seneca si dedica alla contemplazione
Consolatio ad Polybium (fortuna prevale su virtus)
44, Polibio liberto molto influente nella corte di Claudio, gli era morto un fratello, vena adulatoria sia per Polibio che per Claudio, esaltate gesta militari, atteggiamento contraddittorio, adulare un liberto, blandire imperatore, figura del burocrate modello, fides probitas modestia attaccamento dovere dedizione completa, imperatore ideale = grande burocrate, limita l'imperium infinitum, ricerca di un compromesso, antecedenti augustei come Orazio
De brevitate vitae
49, dedicato a Paolino padre di Pompea moglie seneca, è un protrettico, politica contro negotia e concezione sbagliata otium, rimedio = contemplazione filosofica
De vita beata
dedicato a Novato, I PARTE: felicità=virtù il piacere non rende l'uomo autosufficiente vs.Epicuro II PARTE difesa contro la sua ricchezza, diritto di continuare a predicare i suoi principi anche senza metterli in pratica
De otio
62, ded. ad Anneo Sereno, diritto del saggio a non impegnarsi nella vita pubblica e a rifugiarsi nella contemplazione, il saggio deve giovare a rei publicae se no a multus se no a proximus se no a sibi, se autocrate non è buon re o sottomissione o ritiro.
De tranquillitate animi
62, ded. ad Anneo Sereno, rimedi per animo inquieto, moderazione parsimonia impegno, vita politica: filosofia stoica impone partecipazione anche se ostacola equilibrio interiore, funzione attiva dell'aristocratico a fianco del principe, spazio politico
De providentia
62 63, ded. a Lucilio, risposta a domanda su buoni colpiti dai mali: avversità in realtà sono prove per perfezione morale
De constantia sapientis
ded. a Anneo Sereno, impertubabilità del saggio = paradosso storico, invulnerabile, ritratto negativo di Caligola, vendetta colpisce sempre
37, figlia Cremuzio Cordo, storico di Tiberio subito damnatio, consola da perdita del figlio tre anni prima, motivazione = spronare imperatore a ricordare Cordo e perseguire ideale libertas, contenuti convenzionali tempo che fugge morte ineluttabile, finale simil. Somnius Scipionis di Ciceroe, nei campi Elisi, il figlio con il nonno materno che illustra universo, contrappone alla terra e mostra conflagrazione universale
De ira
41, dedicato a fratello Novato, 1,2 aspetti e casistica 3 necessità risoluzione, paragona Caligola, principe folle e Augusto esempio moderazione, divisione despota e buon imperatore
Consolatio ad Helviam Matrem (virtus prevale su fortuna)
41, primo periodo esilio, originalità consolando diventa consolatore, simil. Ovidio elegia triste a Tomi, con funzione consolatoria e funzione di autodifesa (innocente). Esilio non è un male perché legge cosmica mutamento di luogo e saggio autosufficiente, madre riprenda studi filosofici, Seneca si dedica alla contemplazione
Consolatio ad Polybium (fortuna prevale su virtus)
44, Polibio liberto molto influente nella corte di Claudio, gli era morto un fratello, vena adulatoria sia per Polibio che per Claudio, esaltate gesta militari, atteggiamento contraddittorio, adulare un liberto, blandire imperatore, figura del burocrate modello, fides probitas modestia attaccamento dovere dedizione completa, imperatore ideale = grande burocrate, limita l'imperium infinitum, ricerca di un compromesso, antecedenti augustei come Orazio
De brevitate vitae
49, dedicato a Paolino padre di Pompea moglie seneca, è un protrettico, politica contro negotia e concezione sbagliata otium, rimedio = contemplazione filosofica
De vita beata
dedicato a Novato, I PARTE: felicità=virtù il piacere non rende l'uomo autosufficiente vs.Epicuro II PARTE difesa contro la sua ricchezza, diritto di continuare a predicare i suoi principi anche senza metterli in pratica
De otio
62, ded. ad Anneo Sereno, diritto del saggio a non impegnarsi nella vita pubblica e a rifugiarsi nella contemplazione, il saggio deve giovare a rei publicae se no a multus se no a proximus se no a sibi, se autocrate non è buon re o sottomissione o ritiro.
De tranquillitate animi
62, ded. ad Anneo Sereno, rimedi per animo inquieto, moderazione parsimonia impegno, vita politica: filosofia stoica impone partecipazione anche se ostacola equilibrio interiore, funzione attiva dell'aristocratico a fianco del principe, spazio politico
De providentia
62 63, ded. a Lucilio, risposta a domanda su buoni colpiti dai mali: avversità in realtà sono prove per perfezione morale
De constantia sapientis
ded. a Anneo Sereno, impertubabilità del saggio = paradosso storico, invulnerabile, ritratto negativo di Caligola, vendetta colpisce sempre
DE TRANQUILLITATE ANIMI
3. Quanto a ciò verso cui tendi, è qualcosa di grande, di eccelso, di vicino a dio, l'imperturbabilità. Questa
fermezza dell'animo i Greci la chiamano euthimia, sulla quale c'è quel volume egregio di Democrito,
io la chiamo tranquillità; perché non è necessario imitare e trascrivere letteralmente un termine secondo
la forma greca: la stessa cosa a cui si fa riferimento va indicata con una parola, che deve avere
l'efficacia espressiva, non l'aspetto esteriore della dizione greca.
4. Dunque noi ci chiediamo in che modo l'animo possa seguire un percorso sempre uguale e felice ed essere in armonia con se stesso e guardare con gioia a ciò che lo riguarda, non interrompendo questa felicità, ma rimanendo in uno stato di benessere, senza mai esaltarsi o deprimersi: questo sarà la tranquillità. In che modo si possa pervenire ad essa vediamolo in generale: tu prenderai della medicina quanto vorrai.
5. il male intanto va denunciato nel suo intero, e in esso ciascuno potrà riconoscere l'aspetto che lo riguarda; subito capirai quanto minor imbarazzo provi tu con il disprezzo di te stesso, rispetto a coloro che, legati a
una professione di immagine e affaticati dal peso del loro alto prestigio, sono costretti a recitare una parte
più per un punto d'onore che per convinzione.
6. Tutti si trovano nella stessa condizione, sia coloro che
sono tormentati dall'incostanza, dall'ansia e dal continuo mutamento dei propositi, ai quali sempre piace
di più ciò che hanno lasciato, sia quelli che marciscono tra gli sbadigli.
Aggiungi quelli che, non diversamente da chi ha il sonno difficile, si rigirano e assumono ora questa ora
quella posizione finché non trovano pace per stanchezza: cambiando continuamente stile di vita da ultimo
si fermano in quello in cui li sorprende non il fastidio dei cambiamenti ma la vecchiaia poco propensa
alle novità. Aggiungi anche coloro che sono poco flessibili non per coerenza, ma per inerzia, e
vivono non come vogliono, ma come hanno cominciato.
7. Innumerevoli, quindi, sono le caratteristiche, ma
una sola la conseguenza del male, l'essere scontenti di sé. Ciò dipende dall'incostanza dell'animo e da
aspirazioni deboli o poco felici, quando, cioè, gli uomini o non hanno un'audacia pari ai loro desideri o
non li realizzano e sono tutti appesi alla speranza; sono sempre instabili e volubili, cosa che inevitabilmente
accade agli indecisi.
Tendono con ogni mezzo all'oggetto dei loro desideri, si addestrano in cose disoneste e complicate e
vi si sottomettono, e quando la loro fatica non ottiene i risultati sperati, li tormenta un'inutile vergogna, e
si addolorano non per aver voluto il male, ma per averlo voluto inutilmente.
8. Li prende allora il pentimento di quello che hanno fatto e il timore di ricominciare e s'insinua in loro quell'irrequietezza senza speranza, poiché non sono in grado né di dominare le proprie passioni né di abbandonarvisi, l'incertezza di una vita che non riesce a realizzarsi e l'inerzia di uno spirito che s'intorpidisce tra desideri frustrati.
9. E tutto ciò si aggrava ulteriormente quando, non riuscendo più a tollerare questa infelicità affannosa, si rifugiano nel riposo, nella solitudine degli studi, condizione insopportabile per un animo teso all'impegno
civile, desideroso di agire e naturalmente irrequieto, che, ovviamente, trova scarso conforto in se stesso;
perciò, tolte le distrazioni che gli impegni di per sé offrono a chi corre da tutte le parti, non sopporta
casa, solitudine, pareti, e mal si rassegna a vedersi abbandonato a se stesso.
10. Di qui quella noia e quell'insofferenza di sé, e l'irrequietezza dell'animo che non trova pace in nessun
posto, e la triste e angosciosa sopportazione della propria inattività, soprattutto quando si ha ritegno ad
ammetterne i motivi e il pudore ricaccia dentro il tormento, mentre le passioni, confinate in una angusta
prigione, senza sbocchi, si soffocano a vicenda; di qui la tristezza, la depressione e i mille ondeggiamenti
dell'animo incerto, che la speranza accarezzata tiene sospeso, la frustrazione rende triste; di qui
l'atteggiamento di quanti detestano il proprio riposo e si lamentano di non aver nulla da fare; di qui, anche,
l'invidia feroce per i successi altrui. Perché l'inattività insoddisfatta nutre il livore e, non avendo potuto
farsi avanti loro, desiderano la rovina di tutti; quindi, 11. per questa rabbia dei successi altrui e per la
sfiducia riguardo ai propri, l'animo si adira contro la sorte e si lamenta dei tempi in cui vive ritirandosi
negli angoli a rimuginare sulla propria pena, mentre prova fastidio e vergogna di sé.
Infatti l'animo umano è per natura attivo e portato al movimento. Gli è gradita ogni occasione di muoversi
e distrarsi, e ancor più gradita a quei pessimi soggetti che volentieri si lasciano logorare dalle occupazioni;
come certe ferite cercano le mani che recheranno loro dolore e godono d'essere toccate, e come
la scabbia ripugnante trova sollievo in tutto ciò che la irrita (il grattare dà sollievo alla scabbia deturpante),
non diversamente direi che per questi caratteri, in cui le passioni esplodono come ferite dolorose,
lo sconvolgimento e l'agitazione sono fonti di piacere.
fermezza dell'animo i Greci la chiamano euthimia, sulla quale c'è quel volume egregio di Democrito,
io la chiamo tranquillità; perché non è necessario imitare e trascrivere letteralmente un termine secondo
la forma greca: la stessa cosa a cui si fa riferimento va indicata con una parola, che deve avere
l'efficacia espressiva, non l'aspetto esteriore della dizione greca.
4. Dunque noi ci chiediamo in che modo l'animo possa seguire un percorso sempre uguale e felice ed essere in armonia con se stesso e guardare con gioia a ciò che lo riguarda, non interrompendo questa felicità, ma rimanendo in uno stato di benessere, senza mai esaltarsi o deprimersi: questo sarà la tranquillità. In che modo si possa pervenire ad essa vediamolo in generale: tu prenderai della medicina quanto vorrai.
5. il male intanto va denunciato nel suo intero, e in esso ciascuno potrà riconoscere l'aspetto che lo riguarda; subito capirai quanto minor imbarazzo provi tu con il disprezzo di te stesso, rispetto a coloro che, legati a
una professione di immagine e affaticati dal peso del loro alto prestigio, sono costretti a recitare una parte
più per un punto d'onore che per convinzione.
6. Tutti si trovano nella stessa condizione, sia coloro che
sono tormentati dall'incostanza, dall'ansia e dal continuo mutamento dei propositi, ai quali sempre piace
di più ciò che hanno lasciato, sia quelli che marciscono tra gli sbadigli.
Aggiungi quelli che, non diversamente da chi ha il sonno difficile, si rigirano e assumono ora questa ora
quella posizione finché non trovano pace per stanchezza: cambiando continuamente stile di vita da ultimo
si fermano in quello in cui li sorprende non il fastidio dei cambiamenti ma la vecchiaia poco propensa
alle novità. Aggiungi anche coloro che sono poco flessibili non per coerenza, ma per inerzia, e
vivono non come vogliono, ma come hanno cominciato.
7. Innumerevoli, quindi, sono le caratteristiche, ma
una sola la conseguenza del male, l'essere scontenti di sé. Ciò dipende dall'incostanza dell'animo e da
aspirazioni deboli o poco felici, quando, cioè, gli uomini o non hanno un'audacia pari ai loro desideri o
non li realizzano e sono tutti appesi alla speranza; sono sempre instabili e volubili, cosa che inevitabilmente
accade agli indecisi.
Tendono con ogni mezzo all'oggetto dei loro desideri, si addestrano in cose disoneste e complicate e
vi si sottomettono, e quando la loro fatica non ottiene i risultati sperati, li tormenta un'inutile vergogna, e
si addolorano non per aver voluto il male, ma per averlo voluto inutilmente.
8. Li prende allora il pentimento di quello che hanno fatto e il timore di ricominciare e s'insinua in loro quell'irrequietezza senza speranza, poiché non sono in grado né di dominare le proprie passioni né di abbandonarvisi, l'incertezza di una vita che non riesce a realizzarsi e l'inerzia di uno spirito che s'intorpidisce tra desideri frustrati.
9. E tutto ciò si aggrava ulteriormente quando, non riuscendo più a tollerare questa infelicità affannosa, si rifugiano nel riposo, nella solitudine degli studi, condizione insopportabile per un animo teso all'impegno
civile, desideroso di agire e naturalmente irrequieto, che, ovviamente, trova scarso conforto in se stesso;
perciò, tolte le distrazioni che gli impegni di per sé offrono a chi corre da tutte le parti, non sopporta
casa, solitudine, pareti, e mal si rassegna a vedersi abbandonato a se stesso.
10. Di qui quella noia e quell'insofferenza di sé, e l'irrequietezza dell'animo che non trova pace in nessun
posto, e la triste e angosciosa sopportazione della propria inattività, soprattutto quando si ha ritegno ad
ammetterne i motivi e il pudore ricaccia dentro il tormento, mentre le passioni, confinate in una angusta
prigione, senza sbocchi, si soffocano a vicenda; di qui la tristezza, la depressione e i mille ondeggiamenti
dell'animo incerto, che la speranza accarezzata tiene sospeso, la frustrazione rende triste; di qui
l'atteggiamento di quanti detestano il proprio riposo e si lamentano di non aver nulla da fare; di qui, anche,
l'invidia feroce per i successi altrui. Perché l'inattività insoddisfatta nutre il livore e, non avendo potuto
farsi avanti loro, desiderano la rovina di tutti; quindi, 11. per questa rabbia dei successi altrui e per la
sfiducia riguardo ai propri, l'animo si adira contro la sorte e si lamenta dei tempi in cui vive ritirandosi
negli angoli a rimuginare sulla propria pena, mentre prova fastidio e vergogna di sé.
Infatti l'animo umano è per natura attivo e portato al movimento. Gli è gradita ogni occasione di muoversi
e distrarsi, e ancor più gradita a quei pessimi soggetti che volentieri si lasciano logorare dalle occupazioni;
come certe ferite cercano le mani che recheranno loro dolore e godono d'essere toccate, e come
la scabbia ripugnante trova sollievo in tutto ciò che la irrita (il grattare dà sollievo alla scabbia deturpante),
non diversamente direi che per questi caratteri, in cui le passioni esplodono come ferite dolorose,
lo sconvolgimento e l'agitazione sono fonti di piacere.
DE VITA BEATA
1 I filosofi non offrono ciò che promettono. Offrono comunque molto per il fatto che parlano, perché coltivano pensieri buoni. E certo, se facessero anche le cose equivalenti alle loro parole: che cosa ci sarebbe di più felice di quelli? Intanto, non c'è altro motivo di disprezzare le parole buone e i cuori pieni di buone riflessioni: bisogna elogiare la trattazione di argomenti utili a prescindere dal risultato. 2 Che c'è di strano, se non arrivano in cima dopo aver iniziato una via difficile. Ma, se sei un uomo vero, guarda con rispetto coloro che tentano grandi imprese, anche se cadono giù. E' un'impresa grande sforzarsi, guardando non alle proprie forze ma a quelle della propria natura di cercare di raggiungere le vette e di concepire col pensiero mete più grandi di quelle che possono essere compiute anche da coloro che sono forniti di un animo grandissimo.
DE IRA
I,1 O Novato, hai voluto a tutti i costi che io trattassi del rimedio all'ira e, in effetti, mi pare che tu abbia decisamente temuto questa passione, ch'è - fra tutte - la più ripugnante e la più sfrenata.
Nelle altre, infatti, si mantiene comunque una certa temperanza; mentre questa, invece, è tutta un fuoco e brucia nel tormento furioso dello sdegno e del rancore, folle d'un delirio disumano di armi sangue supplizi, decisa a nuocere agli altri mentre di sé non si cura: con veemenza si espone impavida perfino alle armi, bramosa di una vendetta che pur trascinerà con sé il vendicatore.
I,2 Per tal motivo, certuni sapienti han definito l'ira una pazzia rapsodica; e infatti, allo stesso tempo, essa non è padrona di sé, mette da parte il decoro, trascura i rapporti sociali, testardamente presa e coinvolta verso ciò che ha cominciato, refrattaria al buon senso e ai buoni propositi, resa inquieta da futili motivi, incapace di discernere ciò ch'è giusto e ciò ch'è vero, in tutto simile alle macerie, che rovinano su ciò che hanno già travolto.
I,3 Allora, affinché ti sia chiaro che quelli invasati dall'ira non sono affatto individui normali, osserva già, di per sé, il loro aspetto; come, infatti, uno sguardo sfrontato e minaccioso, una fronte aggrottata, un volto truce, un andamento sconnesso, uno smanacciare frenetico, un colorito alterato, un respiro affannoso e veloce son sintomi manifesti di pazzia, così, praticamente identici, si delineano i sintomi dell'ira:
I,4 occhi accesi e strabuzzati, rossore diffuso per tutto il volto - per via del sangue che affluisce dal fondo dei precordi, labbra che fremono, denti che digrignano, capelli che si levano ritti, respiro forzato ed ansimante, stridente dinoccolarsi di articolazioni, gemiti sommessi e tenebrosi, una loquela precipitosa e sconclusionata, mani che non stan ferme un momento e piedi che scalpitano: insomma, tutto il corpo è un sol fremito, minacciosamente proteso ad esplodere nell'ira. E', dunque, orribile e pauroso a vedersi l'aspetto di coloro che l'ira rende alterati e deformi.
I,5 Non sapresti deciderti se definirla - l'ira - un difetto detestabile, o piuttosto brutto. Gli altri difetti c'è modo di dissimularli e di nutrirli nell'intimo; l'ira, invece, trapela e si manifesta in volto, e quanto più è grande, tanto più s'accende.
Nelle altre, infatti, si mantiene comunque una certa temperanza; mentre questa, invece, è tutta un fuoco e brucia nel tormento furioso dello sdegno e del rancore, folle d'un delirio disumano di armi sangue supplizi, decisa a nuocere agli altri mentre di sé non si cura: con veemenza si espone impavida perfino alle armi, bramosa di una vendetta che pur trascinerà con sé il vendicatore.
I,2 Per tal motivo, certuni sapienti han definito l'ira una pazzia rapsodica; e infatti, allo stesso tempo, essa non è padrona di sé, mette da parte il decoro, trascura i rapporti sociali, testardamente presa e coinvolta verso ciò che ha cominciato, refrattaria al buon senso e ai buoni propositi, resa inquieta da futili motivi, incapace di discernere ciò ch'è giusto e ciò ch'è vero, in tutto simile alle macerie, che rovinano su ciò che hanno già travolto.
I,3 Allora, affinché ti sia chiaro che quelli invasati dall'ira non sono affatto individui normali, osserva già, di per sé, il loro aspetto; come, infatti, uno sguardo sfrontato e minaccioso, una fronte aggrottata, un volto truce, un andamento sconnesso, uno smanacciare frenetico, un colorito alterato, un respiro affannoso e veloce son sintomi manifesti di pazzia, così, praticamente identici, si delineano i sintomi dell'ira:
I,4 occhi accesi e strabuzzati, rossore diffuso per tutto il volto - per via del sangue che affluisce dal fondo dei precordi, labbra che fremono, denti che digrignano, capelli che si levano ritti, respiro forzato ed ansimante, stridente dinoccolarsi di articolazioni, gemiti sommessi e tenebrosi, una loquela precipitosa e sconclusionata, mani che non stan ferme un momento e piedi che scalpitano: insomma, tutto il corpo è un sol fremito, minacciosamente proteso ad esplodere nell'ira. E', dunque, orribile e pauroso a vedersi l'aspetto di coloro che l'ira rende alterati e deformi.
I,5 Non sapresti deciderti se definirla - l'ira - un difetto detestabile, o piuttosto brutto. Gli altri difetti c'è modo di dissimularli e di nutrirli nell'intimo; l'ira, invece, trapela e si manifesta in volto, e quanto più è grande, tanto più s'accende.
domenica 6 novembre 2011
Plot Summary
Nick Carraway grew up in the Midwestern United States and went to school at Yale University. After this, he was stationed in France during World War I. Returning home after travelling a great deal, he is discontent and decides to move to the East at the beginning of the Summer of 1922, renting a ramshackle house in Long Island's West Egg section. He begins working in nearby New York City as a bondsman and it is here that his story begins. While in a New York City hotel room one evening late in the summer with Jordan, Nick, Daisy, Tom, and Gatsby, there is a massive confrontation during which Tom exposes Gatsby's corrupt business dealings. Jay and Daisy leave to drive back to Long Island together with her driving Gatsby's car "to calm her down" until she accidentally hits and kills Tom's mistress running out in front of the gas station after her own jealous husband had locked her inside. The car doesn't stop after the accident and speeds on towards Long Island. Gatsby's charm has faded with his exposed corruption while Tom refocuses on Daisy since his mistress has been killed, assuming Gatsby to have been the car's driver. Nick is disgusted by this entire mess of love affairs and even ignores Jordan, worried about Gatsby since he continues to yearn for Daisy even though it is clear that he has failed. While Nick goes off to work in New York City the next day, the dead woman's vengeful husband, assuming Gatsby to have been driving his car that night and told that it had been Gatsby's car by a vengeful Tom Buchanan, shoots Gatsby to death in his own swimming pool and then kills himself.
Gatsby's funeral has few in attendance aside from Carraway and Jay's father who has come all the way from the Midwest where Jay grew up. Disgusted that so few had come, including Tom and Daisy who had abruptly moved away, and the hundreds who had attended Gatsby's parties, Nick distances himself from Jordan for good. Finally, tired of this gross scene of wealth and pettiness , he moves back home to the Midwest. His fond memories of the East remain only of Gatsby, and it is for him that this story is told.
Themes, Motifs & Symbols
Themes
Themes are the fundamental and often universal ideas explored in a literary work.
The Decline of the American Dream in the 1920s
On the surface, The Great Gatsby is a story of the thwarted love between a man and a woman. The main theme of the novel, however, encompasses a much larger, less romantic scope. Though all of its action takes place over a mere few months during the summer of 1922 and is set in a circumscribed geographical area in the vicinity of Long Island, New York, The Great Gatsby is a highly symbolic meditation on 1920s America as a whole, in particular the disintegration of the American dream in an era of unprecedented prosperity and material excess.
Fitzgerald portrays the 1920s as an era of decayed social and moral values, evidenced in its overarching cynicism, greed, and empty pursuit of pleasure. The reckless jubilance that led to decadent parties and wild jazz music—epitomized in The Great Gatsby by the opulent parties that Gatsby throws every Saturday night—resulted ultimately in the corruption of the American dream, as the unrestrained desire for money and pleasure surpassed more noble goals. When World War I ended in 1918, the generation of young Americans who had fought the war became intensely disillusioned, as the brutal carnage that they had just faced made the Victorian social morality of early-twentieth-century America seem like stuffy, empty hypocrisy. The dizzying rise of the stock market in the aftermath of the war led to a sudden, sustained increase in the national wealth and a newfound materialism, as people began to spend and consume at unprecedented levels. A person from any social background could, potentially, make a fortune, but the American aristocracy—families with old wealth—scorned the newly rich industrialists and speculators. Additionally, the passage of the Eighteenth Amendment in 1919, which banned the sale of alcohol, created a thriving underworld designed to satisfy the massive demand for bootleg liquor among rich and poor alike.
Fitzgerald positions the characters of The Great Gatsby as emblems of these social trends. Nick and Gatsby, both of whom fought in World War I, exhibit the newfound cosmopolitanism and cynicism that resulted from the war. The various social climbers and ambitious speculators who attend Gatsby’s parties evidence the greedy scramble for wealth. The clash between “old money” and “new money” manifests itself in the novel’s symbolic geography: East Egg represents the established aristocracy, West Egg the self-made rich. Meyer Wolfshiem and Gatsby’s fortune symbolize the rise of organized crime and bootlegging.
As Fitzgerald saw it (and as Nick explains in Chapter 9), the American dream was originally about discovery, individualism, and the pursuit of happiness. In the 1920s depicted in the novel, however, easy money and relaxed social values have corrupted this dream, especially on the East Coast. The main plotline of the novel reflects this assessment, as Gatsby’s dream of loving Daisy is ruined by the difference in their respective social statuses, his resorting to crime to make enough money to impress her, and the rampant materialism that characterizes her lifestyle. Additionally, places and objects in The Great Gatsby have meaning only because characters instill them with meaning: the eyes of Doctor T. J. Eckleburg best exemplify this idea. In Nick’s mind, the ability to create meaningful symbols constitutes a central component of the American dream, as early Americans invested their new nation with their own ideals and values.
Nick compares the green bulk of America rising from the ocean to the green light at the end of Daisy’s dock. Just as Americans have given America meaning through their dreams for their own lives, Gatsby instills Daisy with a kind of idealized perfection that she neither deserves nor possesses. Gatsby’s dream is ruined by the unworthiness of its object, just as the American dream in the 1920s is ruined by the unworthiness of its object—money and pleasure. Like 1920s Americans in general, fruitlessly seeking a bygone era in which their dreams had value, Gatsby longs to re-create a vanished past—his time in Louisville with Daisy—but is incapable of doing so. When his dream crumbles, all that is left for Gatsby to do is die; all Nick can do is move back to Minnesota, where American values have not decayed.
The Hollowness of the Upper Class
One of the major topics explored in The Great Gatsby is the sociology of wealth, specifically, how the newly minted millionaires of the 1920s differ from and relate to the old aristocracy of the country’s richest families. In the novel, West Egg and its denizens represent the newly rich, while East Egg and its denizens, especially Daisy and Tom, represent the old aristocracy. Fitzgerald portrays the newly rich as being vulgar, gaudy, ostentatious, and lacking in social graces and taste. Gatsby, for example, lives in a monstrously ornate mansion, wears a pink suit, drives a Rolls-Royce, and does not pick up on subtle social signals, such as the insincerity of the Sloanes’ invitation to lunch. In contrast, the old aristocracy possesses grace, taste, subtlety, and elegance, epitomized by the Buchanans’ tasteful home and the flowing white dresses of Daisy and Jordan Baker.
What the old aristocracy possesses in taste, however, it seems to lack in heart, as the East Eggers prove themselves careless, inconsiderate bullies who are so used to money’s ability to ease their minds that they never worry about hurting others. The Buchanans exemplify this stereotype when, at the end of the novel, they simply move to a new house far away rather than condescend to attend Gatsby’s funeral. Gatsby, on the other hand, whose recent wealth derives from criminal activity, has a sincere and loyal heart, remaining outside Daisy’s window until four in the morning in Chapter 7 simply to make sure that Tom does not hurt her. Ironically, Gatsby’s good qualities (loyalty and love) lead to his death, as he takes the blame for killing Myrtle rather than letting Daisy be punished, and the Buchanans’ bad qualities (fickleness and selfishness) allow them to remove themselves from the tragedy not only physically but psychologically.
Motifs
Motifs are recurring structures, contrasts, and literary devices that can help to develop and inform the text’s major themes.
Geography
Throughout the novel, places and settings epitomize the various aspects of the 1920s American society that Fitzgerald depicts. East Egg represents the old aristocracy, West Egg the newly rich, the valley of ashes the moral and social decay of America, and New York City the uninhibited, amoral quest for money and pleasure. Additionally, the East is connected to the moral decay and social cynicism of New York, while the West (including Midwestern and northern areas such as Minnesota) is connected to more traditional social values and ideals. Nick’s analysis in Chapter 9 of the story he has related reveals his sensitivity to this dichotomy: though it is set in the East, the story is really one of the West, as it tells how people originally from west of the Appalachians (as all of the main characters are) react to the pace and style of life on the East Coast.
Weather
As in much of Shakespeare’s work, the weather in The Great Gatsby unfailingly matches the emotional and narrative tone of the story. Gatsby and Daisy’s reunion begins amid a pouring rain, proving awkward and melancholy; their love reawakens just as the sun begins to come out. Gatsby’s climactic confrontation with Tom occurs on the hottest day of the summer, under the scorching sun (like the fatal encounter between Mercutio and Tybalt in Romeo and Juliet). Wilson kills Gatsby on the first day of autumn, as Gatsby floats in his pool despite a palpable chill in the air—a symbolic attempt to stop time and restore his relationship with Daisy to the way it was five years before, in 1917.
Symbols
Symbols are objects, characters, figures, and colors used to represent abstract ideas or concepts.
The Green Light
Situated at the end of Daisy’s East Egg dock and barely visible from Gatsby’s West Egg lawn, the green light represents Gatsby’s hopes and dreams for the future. Gatsby associates it with Daisy, and in Chapter 1 he reaches toward it in the darkness as a guiding light to lead him to his goal. Because Gatsby’s quest for Daisy is broadly associated with the American dream, the green light also symbolizes that more generalized ideal. In Chapter 9, Nick compares the green light to how America, rising out of the ocean, must have looked to early settlers of the new nation.
The Valley of Ashes
First introduced in Chapter 2, the valley of ashes between West Egg and New York City consists of a long stretch of desolate land created by the dumping of industrial ashes. It represents the moral and social decay that results from the uninhibited pursuit of wealth, as the rich indulge themselves with regard for nothing but their own pleasure. The valley of ashes also symbolizes the plight of the poor, like George Wilson, who live among the dirty ashes and lose their vitality as a result.
The Eyes of Doctor T. J. Eckleburg
The eyes of Doctor T. J. Eckleburg are a pair of fading, bespectacled eyes painted on an old advertising billboard over the valley of ashes. They may represent God staring down upon and judging American society as a moral wasteland, though the novel never makes this point explicitly. Instead, throughout the novel, Fitzgerald suggests that symbols only have meaning because characters instill them with meaning. The connection between the eyes of Doctor T. J. Eckleburg and God exists only in George Wilson’s grief-stricken mind. This lack of concrete significance contributes to the unsettling nature of the image. Thus, the eyes also come to represent the essential meaninglessness of the world and the arbitrariness of the mental process by which people invest objects with meaning. Nick explores these ideas in Chapter 8, when he imagines Gatsby’s final thoughts as a depressed consideration of the emptiness of symbols and dreams
Biography
Association with man from higher social backgrounds = observe structure of American society
Fitzgerald left Priceton University without a degree and joined the Army but he never served overseas. At Camp Sheridan he fell in love with Zelda Sayre that didn’t want to marry him because of his poor background. When he had success because of his book This Side of Paradise, he became popular and married Zelda. During the 1920’s they had a glamorous lifestyle spending a lot of money and they lived in NY, Washington, Hollywood and travelled abroad. They had an only child, Frances Scott. But they were always in debt. Fitzgerald then published The Beautiful and the Damned, where he wanted to express a moral vision. In 1954 they went to Europe where, in 1925 The Great Gatsby was published. The popularity of Fitzgerald declined. In Paris they met Hemingway and other members of the American expatriate community. Zelda became very frustrated by the lack of accomplishments in her life and decided to achieve some independent self-expression. Fitzgerald began to drink more and write less. In 1930 Zelda was recovered in Switzerland because she had schizophrenia. In 1931 they returned to the United States to recover Zelda. In 1947 Zelda died. Fitzgerald published Tender is the Night. In 1935 he had a physical and spiritual crisis. Then he signed a contract as a scriptwriter for Metro-Goldwyn-Mayer and moved to Hollywood where he began a sentimental relationship with Sheilah Graham and he started The Last Tycoon. He died of a heart attack at the age of 44.
The Jazz Age
Between the end of the first world war in 1918 and the great crash on wall street in 1929. Period characterized by the changes in the way people thought, felt and behaved. The young were in revolt against the “Puritanism” a repression and an adherence to gender roles. They experienced a new freedom, which gave rise to a type know as “the flapper” a typical young girl who cut her hair short, abandoned corsets, wore short dresses and did the Charleston. The automobile changed the world in assembly line method, alteration of the landscape because of the building of roads and greater mobility. The rise of mass media brought the radio in nearly every family, brought movie stars on the cultural scene, encouraged the development of magazines. The government encouraged economic expansion and the natural income rose by 50%. However, if business people were advantaged, people from mining towns and farmers were disadvantaged. Racist movements born in this period, like the “Red Scare” in Russia or the Ku Klux Klan in America. Prohibition of liquor was introduced, and as a consequence it begun a new life style of illegal drinking with criminal organizations.
In literature, a lot of American writers moved to Europe because they felt alienated from American society, and most chose to live in Paris. Fitzgerald had a dual vision of the romantic and the moralist and chronicle the malaise and the exuberance of the decade.
The American Dream
Is the belief in the possibility of starting over again, of escaping from the past and inventing a better future. On socio-political level is the opportunity for all (Jefferson, agrarian civilization). Economically exalts the self-made man, like Benjamin Franklin. In spiritual terms, is the expression of the basic human desire to transcend the limitations of one’s life and achieve happiness and fulfillment. In 1920 the American dream is only the pursuit of material success. People live in a world of materialism where objects are more important than morality and have no culture or religion by which order their lives. Ex. the parties at Gatsby’s mansion.
The Design of The Great Gatsby
Aesthetic principles: economy of expression and clarity of design. His success is determined by the use of a modernist point of view, more subjective and limited. There are two Nick Carraway in the novel: the storyteller that is retrospective, and the protagonist. He also rejects a strictly chronological ordering of time. The book is structured as a series of scenes. He created a unique style, paying attention to shape and sound of his sentences: the result is a blend of three kinds of language, quoted speech and dialogue, a polished vernacular, and Nick’s literary personal style.
Differences between movie and book
In the movie Nick is not the narrator nor does it say that he is. In Gatsby's phone call the first one Detroit wasn't mentioned as the small town that Philadelphia mentioned. When Nick was offered a job be Gatsby he didn't say anything about it ruining his life that it would be the crisis of his life. In the movie Gatsby comes through the back door not the front. Its says that's Gatsby and Daisy haven't seen each other in 8 years next November and in the book it is 5 years next December. The eight year difference also changed the age of the characters, making them older than they are in the book.
The plot and the setting of book and movie are very similar. There was a lot of thins borrowed from the book, but there was a lot changed as well. The movie followed the plot of book very closely and portrayed the setting of the book very well. A lot of the dialogue was borrowed and spoken directly as it was in the book. The party scene of where Nick met Gatsby for the first time was drastically different in the movie than it was in the book. In the book, Nick and Gatsby were talking about the war and Nick did not know that he was talking to Gatsby. In the movie, Gatsby summoned Nick up to his study and they had a very awkward conversation.
Jordan Baker - She is Daisy Buchanan's long-time friend, a professional golfer with a slightly shady reputation. She’s a woman with whom Nick becomes romantically involved during the course of the novel. A competitive golfer, Jordan represents one of the “new women” of the 1920s—cynical, boyish, and self-centered. Jordan is beautiful, but also dishonest: she cheated in order to win her first golf tournament and continually bends the truth. She has been born with money and has lived in a culture full of money and has been spoiled by it. She is surrounded by people like the Buchanans who perpetuate her indulgent behavior. This can be observed in the scene where she and Nick are driving in the city and calls her a careless driver. She says she doesn't worry because the other people on the road aren't as careless as her and that she makes sure she surrounds herself with people who won't "crash" into her. It can be seen that Jordan has no concept of accountability and that has been furthered by the people who allow her to go unaccountable.
Association with man from higher social backgrounds = observe structure of American society
Fitzgerald left Priceton University without a degree and joined the Army but he never served overseas. At Camp Sheridan he fell in love with Zelda Sayre that didn’t want to marry him because of his poor background. When he had success because of his book This Side of Paradise, he became popular and married Zelda. During the 1920’s they had a glamorous lifestyle spending a lot of money and they lived in NY, Washington, Hollywood and travelled abroad. They had an only child, Frances Scott. But they were always in debt. Fitzgerald then published The Beautiful and the Damned, where he wanted to express a moral vision. In 1954 they went to Europe where, in 1925 The Great Gatsby was published. The popularity of Fitzgerald declined. In Paris they met Hemingway and other members of the American expatriate community. Zelda became very frustrated by the lack of accomplishments in her life and decided to achieve some independent self-expression. Fitzgerald began to drink more and write less. In 1930 Zelda was recovered in Switzerland because she had schizophrenia. In 1931 they returned to the United States to recover Zelda. In 1947 Zelda died. Fitzgerald published Tender is the Night. In 1935 he had a physical and spiritual crisis. Then he signed a contract as a scriptwriter for Metro-Goldwyn-Mayer and moved to Hollywood where he began a sentimental relationship with Sheilah Graham and he started The Last Tycoon. He died of a heart attack at the age of 44.
The Jazz Age
Between the end of the first world war in 1918 and the great crash on wall street in 1929. Period characterized by the changes in the way people thought, felt and behaved. The young were in revolt against the “Puritanism” a repression and an adherence to gender roles. They experienced a new freedom, which gave rise to a type know as “the flapper” a typical young girl who cut her hair short, abandoned corsets, wore short dresses and did the Charleston. The automobile changed the world in assembly line method, alteration of the landscape because of the building of roads and greater mobility. The rise of mass media brought the radio in nearly every family, brought movie stars on the cultural scene, encouraged the development of magazines. The government encouraged economic expansion and the natural income rose by 50%. However, if business people were advantaged, people from mining towns and farmers were disadvantaged. Racist movements born in this period, like the “Red Scare” in Russia or the Ku Klux Klan in America. Prohibition of liquor was introduced, and as a consequence it begun a new life style of illegal drinking with criminal organizations.
In literature, a lot of American writers moved to Europe because they felt alienated from American society, and most chose to live in Paris. Fitzgerald had a dual vision of the romantic and the moralist and chronicle the malaise and the exuberance of the decade.
The American Dream
Is the belief in the possibility of starting over again, of escaping from the past and inventing a better future. On socio-political level is the opportunity for all (Jefferson, agrarian civilization). Economically exalts the self-made man, like Benjamin Franklin. In spiritual terms, is the expression of the basic human desire to transcend the limitations of one’s life and achieve happiness and fulfillment. In 1920 the American dream is only the pursuit of material success. People live in a world of materialism where objects are more important than morality and have no culture or religion by which order their lives. Ex. the parties at Gatsby’s mansion.
The Design of The Great Gatsby
Aesthetic principles: economy of expression and clarity of design. His success is determined by the use of a modernist point of view, more subjective and limited. There are two Nick Carraway in the novel: the storyteller that is retrospective, and the protagonist. He also rejects a strictly chronological ordering of time. The book is structured as a series of scenes. He created a unique style, paying attention to shape and sound of his sentences: the result is a blend of three kinds of language, quoted speech and dialogue, a polished vernacular, and Nick’s literary personal style.
Differences between movie and book
In the movie Nick is not the narrator nor does it say that he is. In Gatsby's phone call the first one Detroit wasn't mentioned as the small town that Philadelphia mentioned. When Nick was offered a job be Gatsby he didn't say anything about it ruining his life that it would be the crisis of his life. In the movie Gatsby comes through the back door not the front. Its says that's Gatsby and Daisy haven't seen each other in 8 years next November and in the book it is 5 years next December. The eight year difference also changed the age of the characters, making them older than they are in the book.
The plot and the setting of book and movie are very similar. There was a lot of thins borrowed from the book, but there was a lot changed as well. The movie followed the plot of book very closely and portrayed the setting of the book very well. A lot of the dialogue was borrowed and spoken directly as it was in the book. The party scene of where Nick met Gatsby for the first time was drastically different in the movie than it was in the book. In the book, Nick and Gatsby were talking about the war and Nick did not know that he was talking to Gatsby. In the movie, Gatsby summoned Nick up to his study and they had a very awkward conversation.
Jordan Baker - She is Daisy Buchanan's long-time friend, a professional golfer with a slightly shady reputation. She’s a woman with whom Nick becomes romantically involved during the course of the novel. A competitive golfer, Jordan represents one of the “new women” of the 1920s—cynical, boyish, and self-centered. Jordan is beautiful, but also dishonest: she cheated in order to win her first golf tournament and continually bends the truth. She has been born with money and has lived in a culture full of money and has been spoiled by it. She is surrounded by people like the Buchanans who perpetuate her indulgent behavior. This can be observed in the scene where she and Nick are driving in the city and calls her a careless driver. She says she doesn't worry because the other people on the road aren't as careless as her and that she makes sure she surrounds herself with people who won't "crash" into her. It can be seen that Jordan has no concept of accountability and that has been furthered by the people who allow her to go unaccountable.
domenica 5 giugno 2011
IL SENSO DEL TEMPO (1,4)
Si allontana l'aspro inverno al gradito ritorno della primavera e dello Zefiro, argani issano asciutte carene, e non gode più il gregge delle stalle o il contadino del fuoco, né i prati risplendono per le bianche brine. Già Venere citerea dirige i cori sotto la luna e le amabili Grazie insieme alle Ninfe battono a ritmo alterno il piede a terra,mentre l'ardente Vulcano fa visita alle pesanti officine dei Ciclopi. Ora è bello cingere il capo lucido o di mirto verde o di fiori che le terre disgelate regalano; ora è bello fare sacrifici a Fauno negli ombrosi boschi, se chieda un'agnella o preferisca un capretto. La pallida Morte batte con piede imparziale le capanne dei poveri e le torri dei re. O beato Sestio, il breve ciclo della vita ci impedisce di avere una speranza a lungo termine; presto la notte ti graverà e gli dei Mani della leggenda e la casa effimera di Plutone,dove una volta entrato né verrai estratto con i dadi re del banchetto né contemplerai il tenero Licida,per il quale ora fervono tutti i giovani, e presto (anche)le vergini arderanno d'amore.
Ritratto di Scipione
(3)Fu in verità Scipione degno di ammirazione nn sl x le sue effettive virtù ma incline alla loro ostentazione an che x una certa abilità sin da quando era giovane (4) compiva la maggior parte delle sue azioni davanti al pubblico dicendo che gli era stato consigliato o da visioni notturne o da un’ispirazione divina, sia che egli stesso fosse di animo dominato da una certa religiosità sia xk la gente eseguiva gli ordini e le decisioni senza indugio come se fossero giunti dal responso di un oracolo (5) a questa credenza preparando gli animi dei romani fin dall’inizio,dal momento in cui indossò la toga virile in nessun giorno trattò qualche affare né pubblico né privato prima che si fosse recato in campidoglio ed entrato nel tempio si fosse seduto e x lo + solo,in raccoglimento,trascorresse il tempo in quel luogo (6) qsta abitudine che conservò x tt la vita,sia di proposito sia x puro caso suscitò fiducia presso qualcuno alla diffusione opinione che egli fosse un uomo di stripe divina (7) e richiamò in vita la diceria favoleggiata prima sul conto di ale magno, pari e x vanità e x carattere fiabesco,ke fosse nato dall’accoppiamento di uno smisurato serpente e che nella stanza di sua madre era stato vista molto di frequente l’apparizione di quel prodigio ma che con la venuta di + xsn all’improvviso si snodava e scompariva agli sguardi (8) l’attendibiltà di qsti prodigi da lui nn fu mai esclusa anzi piuttosto con una sorte di arte l’accrebbe, nn negando che così fosse all’incirca, e nn affermandolo.apertamente (9) molti altri fatti dello sts genere,alcuni veri,altri simulati avevano oltrepassato a riguardo di quel giovane i limiti dell’ammirazione x un uomo;riponendo fiducia in qste cose la cittadinanza accordò a un giovane di età x niente matura un’impresa così responsabile e un così imp comando.
Ode a Taliarco
Vedi come si innalza, candido per l'alta neve il Soratte, né ormai sostengono il peso le selve affaticate e per il gelo acuto, i fiumi sono ghiacciati.(5) Dissolvi il freddo buttando legna sul fuoco largamente e più abbondantemente cava o Taliarco,il vino vecchio di quattro anni dall'alnfoa sabina. Lascia il resto agli dei, che appena hanno quietato(10) i furiosi venti sul mare fervido né i cipressi né i vecchi frassini sono agitati. cosa verrà domani, evita di chiedere, e qualunque giorno ti darà il destino, (15)segnalo come guadagno non disprezzare i dolci amori o fanciullo,né le danze, finchè sei nel fiore degli anni lontano dalla canizia scontrosa. Ora il campo e le piazze e lievi sussurri sul far della notte sono ripetuti all'ora convenuta.(20) Ora il riso gradito traditore della fanciulla che si nasconde nel nascosto angolo e il pegno d'onore strappato alle braccia o al dito che male resiste.
(Ode tratta da ALCEO)
Zeus scatena la pioggia e dal cielo si scatena grande tempesta. Le correnti dei corsi d'acqua si sono fermate. [...] Disperdi il freddo aumentando la fiamma e versando vino dal sapor del miele senza risparmio,e poi avendo fasciato il capo con soffice lana..
(Ode tratta da ALCEO)
Zeus scatena la pioggia e dal cielo si scatena grande tempesta. Le correnti dei corsi d'acqua si sono fermate. [...] Disperdi il freddo aumentando la fiamma e versando vino dal sapor del miele senza risparmio,e poi avendo fasciato il capo con soffice lana..
Morte di una regina
Ora si deve bere, e con il piede battere la terra in libertà, ora, era già tempo, amici, di ornare il convito sacro degli dei con vivande dei sacerdoti Salii .(5) Era sacrilegio, prima d'ora, trarre dalle celle degli avi il Cecubo riposto, mentre al Campidoglio preparava la regina folli rovine e morte all'impero, lei, col suo greggio immondo di uomini turpi, (10) sfrenata nelle sue speranze, ubriacata dalla dolce sua fortuna. Ma fu follia placata da quella sola nave scampata al fuoco, e la sua mente allucinata (15) dal vino di Mareia Cesare ricondusse alla realtà paurosa, incalzando con la forza dei remi lei che veloce fuggiva dall'Italia, come sparviero incalza le tenere colombe, come il cacciatore le lepre che corre nelle pianure della nevosa Emonia,(20) per consegnare alle catene quel segno funesto del destino. Ma nobilmente lei cercò la morte; non ebbe femminile timore della spada né ripegò con la flotta veloce verso coste remote: (25) e osò guardare la sua reggia umiliata con sereno sguardo, coraggiosa a toccare terribili serpenti per assorbire nel suo corpo il nero veleno, (30)resa più fiera dalla morte così deliberata, per sottrarsi ai vascelli nemici, per impedire d'essere condotta, come donna comune, lei, donna regale, al superbo trionfo.
(Ode tratta da ALCEO)
Ora bisogna ubriacarsi e che uno beva a forza perchè è morto Mirsilo.
(Ode tratta da ALCEO)
Ora bisogna ubriacarsi e che uno beva a forza perchè è morto Mirsilo.
Aut prodesse
I poeti si propongono di giovare o di dare piacere,oppure di dire a un tempo cose piacevoli e utili alla vita.
(335) Breve, in ogni caso, sia il tuo insegnamento, perché lo spirito di chi vuole imparare afferri subito le tue parole e le ritenga fedelmente a lungo:il superfluo trabocca da un cuore ricolmo. Siano verosimili le cose che s'inventano per dilettare;nessun racconto può pretendere d'essere creduto in tutto ciò che vorrà:
(340) è assurdo che la strega Lamia partorisca vivo il fanciullo che ha mangiato.Le schiere degli anziani disapprovano le opere che non abbiano a fondamento l'utile; superbamente i Ramni passano sotto silenzio l'arte severa;è approvato da tutti chi ha unito l’utile al piacevole, divertendo e insieme ammonendo il lettore.
(345) Il suo libro sarà un affare per gli editori Sosio, passerà il mare e, per la fama, prolungherà nel tempo la vita dello scrittore.Ci sono colpe però che vorremmo perdonare: perché la corda non sempre risponde col suono giusto alle intenzioni della mano e della mente, e lo emette acuto quando lo si vorrebbe grave,
(350) o perché non sempre l'arco colpisce l'oggetto minacciato.In un carme che risplende tutto di luce,
piccole macchie, lasciate cadere per incuria o per imprevidenza umana, non mi offendono. E allora?
(355) Come un copista, che per quanto avvisato commette sempre gli stessi errori, non è scusabile, o un suonatore di cetra, che sbaglia sempre lo stesso accordo, ci fa ridere, così chi ha troppe pecche è come quel Chèrilo, che io ammiro sorridendo quando raramente esce in qualche bel verso,mentre mi sdegno ogni volta che il grande Omero sonnecchia.
(360)Ma in un'opera lunga è scusabile che di tanto in tanto s'insinui il sonno.La poesia è come la pittura, che a volte apprezzi da vicino e altre da lontano. Un quadro ama la penombra, quell'altro, che non teme l'occhio sottile del critico,vuole essere guardato in piena luce; uno piace solo una volta, l'altro piace e piacerà sempre
(335) Breve, in ogni caso, sia il tuo insegnamento, perché lo spirito di chi vuole imparare afferri subito le tue parole e le ritenga fedelmente a lungo:il superfluo trabocca da un cuore ricolmo. Siano verosimili le cose che s'inventano per dilettare;nessun racconto può pretendere d'essere creduto in tutto ciò che vorrà:
(340) è assurdo che la strega Lamia partorisca vivo il fanciullo che ha mangiato.Le schiere degli anziani disapprovano le opere che non abbiano a fondamento l'utile; superbamente i Ramni passano sotto silenzio l'arte severa;è approvato da tutti chi ha unito l’utile al piacevole, divertendo e insieme ammonendo il lettore.
(345) Il suo libro sarà un affare per gli editori Sosio, passerà il mare e, per la fama, prolungherà nel tempo la vita dello scrittore.Ci sono colpe però che vorremmo perdonare: perché la corda non sempre risponde col suono giusto alle intenzioni della mano e della mente, e lo emette acuto quando lo si vorrebbe grave,
(350) o perché non sempre l'arco colpisce l'oggetto minacciato.In un carme che risplende tutto di luce,
piccole macchie, lasciate cadere per incuria o per imprevidenza umana, non mi offendono. E allora?
(355) Come un copista, che per quanto avvisato commette sempre gli stessi errori, non è scusabile, o un suonatore di cetra, che sbaglia sempre lo stesso accordo, ci fa ridere, così chi ha troppe pecche è come quel Chèrilo, che io ammiro sorridendo quando raramente esce in qualche bel verso,mentre mi sdegno ogni volta che il grande Omero sonnecchia.
(360)Ma in un'opera lunga è scusabile che di tanto in tanto s'insinui il sonno.La poesia è come la pittura, che a volte apprezzi da vicino e altre da lontano. Un quadro ama la penombra, quell'altro, che non teme l'occhio sottile del critico,vuole essere guardato in piena luce; uno piace solo una volta, l'altro piace e piacerà sempre
Rapidi fuggono gli anni
Ahimé fugaci, o Postumo, o Postumo, scorrono gli anni, né un animo devoto potrà impedire l’incalzante le rughe e la vecchiaia e alla morte inesorabile(5) neppure se tu placassi, o amico, con trecento tori tutti i giorni che passano, l'illacrimato Plutone, che il tre volte grande Gerione e Tizio tiene chiusi con la sua triste onda, che senza dubbio dovrà essere oltrepassata da tutti noi,(10) quanti fruiamo dei doni della terra, sia re sia umili coloni. Inutilmente ci terremo lontani dal cruento Marte e dai flutti infranti sul fragoroso Adriatico, (15)invano negli autunni temeremo l'Austro dannoso ai corpi Dovremo vedere il nero Cocito errante con lento corso e la stirpe infame di Danao e l'Eulide Sisifo, (20)condannato a eterna fatica. Bisognerà lasciare la terra e la casa e la sposa amata, e di queste piante che coltivi a parte gli odiosi cipressi, nessuna ti seguirà padrone per breve tempo. (25)Un erede più degno assumerà Cecubo conservato sotto cento chiavi e bagnerà il pavimento con il vino superbo migliore di quello della cena dei pontefici.
Orazio, epistola 1,1
Allora Bullazio che ne pensi di Chio, della famosa Lesbo, dell'elegante Samo, della reggia di Creso a Sardi, e di Colofone e di Smirne? Sono meglio o peggio della loro fama, nessuna di loro è inferiore al Tevere o al Campo Marzio? O t'ha rapito il cuore una città di Attalo? O ti entusiasmi di Lèbedo nauseato di viaggi e del mare? Sai Lèbedo com'è: un villaggio piú deserto di Gabi e Fidene; ma io lí vorrei vivere (cong. irreale), dimenticando i miei, dimenticato da loro, e da riva guardare lontano il mare in burrasca. (incipit II libro Lucrezio) Certo nessuno si propone, fradicio di pioggia e fango da Capua verso Roma, di passare la vita in una capanna; nessuno, intirizzito dal freddo, ritiene le stufe e i bagni caldi il culmine della felicità terrena; neppure tu, se la violenza dell''Austero t'avesse travolto in mezzo al mare, venderesti la nave, raggiunta la riva attraverso il mare Eegeo. Quando sei sei sano, la bellezza di Rodi e di Mitilene ti serve come d'estate un mantello quando tira aria di neve, un bagno nel Tevere d'inverno o un braciere nel mese d'agosto. Finché è possibile e la fortuna ti sorride, Samo, Chio e Rodi è bene lodarle da lontano, a Roma. Qualunque ora lieta ti concedano gli dei prendila con riconoscenza, non rimandarne di anno in anno le gioie, affinché tu possa dire in qualunque luogo tu sia stato di aver vissuto bene, infatti se la ragione e la saggezza, e non il luogo che domina una vasta distesa di mare, scacciano gli affanni, colui che solca il mare muta il cielo, non l'animo. Un inquietudine impotente ci tormenta: andiamo per acque e terre inseguendo la felicità. Ma ciò che insegui è qui, a Úlubre, se non ti manca la ragione.
domenica 29 maggio 2011
Questo sicuramente chiedo a loro; quando avrenno raggiunto la maggiore età, costigate i miei figli, infliggendo loro questo stesso dolore che io infliggevo a voi, qualora vi sembrino prendersi cura delle ricchezze o di qualcos'altro pià del...la virtù, o qualora pensino di essere qualcosa senza volere nulla, biasimateli esattamente come io biasimavo voi, perchè non si prendono cura di ciò di cui dovrebbero, e perchè pensano di essere qualcosa senza essere nulla. E se farete ciò, io e i miei figli avremo ricevuto un trattamento giusto da voi. Ma ormai è temp odi andare, io a morire e voi per vivere; chi tra noi vada verso il destimo migliore è ignoto a tutti tranne che alla divinità.
Platone
PLATONE XXXII
Consideriamo anche sotto questo profilo, come vi sia una grande speranza che ciò sia un bene. Delle due cose il morire è l'una: o è come non sentire nulla e il morto non ha alcuna percezione, o, come si dice, che sia un cambiamento e un trasferimento dell'anima da questo luogo ad un altro. E se non vi è alcuna percezione, ma come nel sonno, qualora uno dormendo non veda nemmeno un sogno, la morte sarebbe un grande guadagno. Io infatti ritengo che se fosse necessario che uno, una volta scelta questa notte, nella quale ha dormito così profondamente da non vedere alcun sogno, e, dopo averla paragonata con gli altri giorni e le altre notti della sua vita, dopo averci riflettuto, dicesse quanti giorni e quante notti nella sua vita ha trascorso in modo più piacevole e più dolce di quella notte, io ritengo che, non il comune cittadino, ma il grande re le troverebbe assai facili da contare rispetto agli altri giorni e alle altre notti. Se dunque la morte è questo io dico che è un guadagno; e l'eternità, infatti, non mi sembra essere nulla di più che un'intera notte. Se invece, la morte è come il passaggio da un luogo ad un altro ed è vero quello che si dice, cioè ce lì vi sono tutti i morti, quale bene potrebbe essere migliore di questo, o uomini giusti? Se, infatti, uno, una volta giunto nell'ade, liberatosi di quelli che dicono di essere giudici, troverà i veri giudici, i quali anche lì si dice che amministrino la giustizia, Minosse e Radamanto ed Eaco e Trittolemo e glia altri tra i semidei che nella loro vita furono giusti, sarebbe dunque una cosa da poco questo trasferimento? E per stare con Orfeo, Museo, Esiodo e Omero quanto sarebbe disposto a pagare ciascuno di voi? Io voglio morire più volte se questo è vero, poichè per me sarebbe meraviglioso il soggiorno lì, qualora incontrassi palamede e aiace figlio di telamone e qualcun altro tra gli antichi morto con un giudizio ingiusto, confrontando le mie vicende con le loro, a quanto penso io, non sarebbe una cosa spiacevole. E la cosa più grande sarebbe passare il tempo scrutando e osservando quelli di la come quelli di qua, chi tra di loro è saggio e chi crede di esserlo ma non lo è. Quanto sarebbe disposto a pagare uno, o uomini giusti, per esaminare colui che guidò la grande spedizione conro troia e odisseo e sisifo e gli innumerevoli altri uomini e donne di cui si potrebbe dire? Sarebbe una cosa grandiosa discutere, stare con loro e interrogarli. In ogni caso, quelli di la non potrebbero uccidermi per questo: quelli di la, infatti sono più fortunati di quelli che sono di qua, e ormai per il tempo che resta sono immortale, se è vero ciò che si dice.
Consideriamo anche sotto questo profilo, come vi sia una grande speranza che ciò sia un bene. Delle due cose il morire è l'una: o è come non sentire nulla e il morto non ha alcuna percezione, o, come si dice, che sia un cambiamento e un trasferimento dell'anima da questo luogo ad un altro. E se non vi è alcuna percezione, ma come nel sonno, qualora uno dormendo non veda nemmeno un sogno, la morte sarebbe un grande guadagno. Io infatti ritengo che se fosse necessario che uno, una volta scelta questa notte, nella quale ha dormito così profondamente da non vedere alcun sogno, e, dopo averla paragonata con gli altri giorni e le altre notti della sua vita, dopo averci riflettuto, dicesse quanti giorni e quante notti nella sua vita ha trascorso in modo più piacevole e più dolce di quella notte, io ritengo che, non il comune cittadino, ma il grande re le troverebbe assai facili da contare rispetto agli altri giorni e alle altre notti. Se dunque la morte è questo io dico che è un guadagno; e l'eternità, infatti, non mi sembra essere nulla di più che un'intera notte. Se invece, la morte è come il passaggio da un luogo ad un altro ed è vero quello che si dice, cioè ce lì vi sono tutti i morti, quale bene potrebbe essere migliore di questo, o uomini giusti? Se, infatti, uno, una volta giunto nell'ade, liberatosi di quelli che dicono di essere giudici, troverà i veri giudici, i quali anche lì si dice che amministrino la giustizia, Minosse e Radamanto ed Eaco e Trittolemo e glia altri tra i semidei che nella loro vita furono giusti, sarebbe dunque una cosa da poco questo trasferimento? E per stare con Orfeo, Museo, Esiodo e Omero quanto sarebbe disposto a pagare ciascuno di voi? Io voglio morire più volte se questo è vero, poichè per me sarebbe meraviglioso il soggiorno lì, qualora incontrassi palamede e aiace figlio di telamone e qualcun altro tra gli antichi morto con un giudizio ingiusto, confrontando le mie vicende con le loro, a quanto penso io, non sarebbe una cosa spiacevole. E la cosa più grande sarebbe passare il tempo scrutando e osservando quelli di la come quelli di qua, chi tra di loro è saggio e chi crede di esserlo ma non lo è. Quanto sarebbe disposto a pagare uno, o uomini giusti, per esaminare colui che guidò la grande spedizione conro troia e odisseo e sisifo e gli innumerevoli altri uomini e donne di cui si potrebbe dire? Sarebbe una cosa grandiosa discutere, stare con loro e interrogarli. In ogni caso, quelli di la non potrebbero uccidermi per questo: quelli di la, infatti sono più fortunati di quelli che sono di qua, e ormai per il tempo che resta sono immortale, se è vero ciò che si dice.
PLATONE XXXIII (riga 9-20)
Ma è necessario, o uomini giusti che anche voi abbiate buone speranze nei confronti della morte, e consideriate vera una sola cosa, e cioè che non vi è alcun male per un uomo buono nè da vivo nè da morto, nè le sue vicende sono trascurate dagli dei; e nemmeno le mie vicende di ora sono avvenute per caso, ma per me mi è chiaro ciò e cioè che morire e essere liberato dalle faccende sia la cosa migliore. Per questo il mio demone non è mai intervenuto ed io personalmente non provo alcun rancore verso chi mi ha votato contro e chi mi ha accusato. E non mi hanno votato contro e accusato con questa intenzione, ma credendo di danneggiarmi, per questo è giusto biasimarli.
Ma è necessario, o uomini giusti che anche voi abbiate buone speranze nei confronti della morte, e consideriate vera una sola cosa, e cioè che non vi è alcun male per un uomo buono nè da vivo nè da morto, nè le sue vicende sono trascurate dagli dei; e nemmeno le mie vicende di ora sono avvenute per caso, ma per me mi è chiaro ciò e cioè che morire e essere liberato dalle faccende sia la cosa migliore. Per questo il mio demone non è mai intervenuto ed io personalmente non provo alcun rancore verso chi mi ha votato contro e chi mi ha accusato. E non mi hanno votato contro e accusato con questa intenzione, ma credendo di danneggiarmi, per questo è giusto biasimarli.
tucidide
[30] Dopo questi eventi, quando si era ormai a metà dell'estate, si verificò la partenza alla volta della Sicilia. Alla maggior parte degli alleati e alle navi da trasporto e a tutto l'apparato bellico che seguiva era stato detto in precedenza di riunirsi a Corcira perché da là avrebbero attraversato riunite il mar Ionio, fino al capo Iapigio: gli Ateniesi invece, e, se vi erano degli alleati, dopo essere scesi al Pireo, nel giorno stabilito, all'alba [2] prepararono le navi per salpare.Scese insieme anche il popolo intero, per così dire, quello che c'era nella città, sia di cittadini che di stranieri, quelli del luogo accompagnando ciascuno i loro cari, chi i compagni, chi i parenti, chi i figli e andando al tempo stesso con speranza delle terre che avrebbero conquistato e con tristi presagi se mai li avrebbero rivisti, considerando che potente spedizione stavano inviando dalla loro terra. [31] Nella circostanza presente, quando ormai stavano per lasciarsi tra di loro nei pericoli, si facevano strada in loro pensieri più angosciosi di quando avevano deliberato di fare la spedizione. Ciò nonostante riprendevano coraggio dallo spiegamento di forze presente per la gran quantità di cose che vedevano. Gli stranieri invece e il resto della massa venne per la visione come di fronte a una iniziativa grandiosa e incredibile. Questa spedizione infatti, che per prima partì da una sola città con un esercito greco, fu la più imponente e la più ricca tra quelle di quell'epoca. [6] E infine la spedizione divenne famosa per lo stupore legato all'aufacia della spedizione e per lo splendore dello spettacolo non meno che per la superiorità dell'esercito rispetto a coloro che lo attaccavano e per il fatto che si allestì allora una spedizione gigantesca dalla patria e con una grandissima aspettativa per il futuro in relazione alla situazione presente.
domenica 8 maggio 2011
1. wife's sister -> sister in law
mother's brother -> uncle
mother's partner's son with a previous partner -> stepbrother
sister's husband -> brother in law
mother's brother's wife -> aunt
previous husband -> ex-husband
husband's mother -> mother-in-law
wife's father -> father-in-law
2.
However, his mum's a bit mad.
Despite being slow
as well as for its delicious food
but he can be bad-tempered
furthermore, I lost my job
Although he needed a holiday
3.
live so close .. live music
conduct an inquiry .. conduct
tear in her eye .. tear in the dress
row on the lake ... row
wind up the old .. wind blowing
present her with her .. present we bought
bow to Little John .. bow to King Richard
4.
shouldn't have shouted at him so angrily
could have gone to the match
might have taken a taxi
couldn't have spent money already
might have stolen her
broke the engagement off
should have gone to see her.
5
related to suspicious of good at/with proud of afraid of fond of capable of allergic to responsible for famous for annoyed about shocked by
6.
Let's make it up! You know
put up with all those annoying
taken after his father
settle down and have a family
break off any sort of relationship
brought up his children
going out with Mary's younger
comes round to the idea that he
get on well with her mother
grows up she wants to be
7.
mean that she always pretend to have
bad tempered and often
disobedient? I told you not
reliable of my friends
strict and allowed me
children are so cheerful/lively
and is always careless
he was so tough to her
is rather selfish
don't be so bossy!
mother's brother -> uncle
mother's partner's son with a previous partner -> stepbrother
sister's husband -> brother in law
mother's brother's wife -> aunt
previous husband -> ex-husband
husband's mother -> mother-in-law
wife's father -> father-in-law
2.
However, his mum's a bit mad.
Despite being slow
as well as for its delicious food
but he can be bad-tempered
furthermore, I lost my job
Although he needed a holiday
3.
live so close .. live music
conduct an inquiry .. conduct
tear in her eye .. tear in the dress
row on the lake ... row
wind up the old .. wind blowing
present her with her .. present we bought
bow to Little John .. bow to King Richard
4.
shouldn't have shouted at him so angrily
could have gone to the match
might have taken a taxi
couldn't have spent money already
might have stolen her
broke the engagement off
should have gone to see her.
5
related to suspicious of good at/with proud of afraid of fond of capable of allergic to responsible for famous for annoyed about shocked by
6.
Let's make it up! You know
put up with all those annoying
taken after his father
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break off any sort of relationship
brought up his children
going out with Mary's younger
comes round to the idea that he
get on well with her mother
grows up she wants to be
7.
mean that she always pretend to have
bad tempered and often
disobedient? I told you not
reliable of my friends
strict and allowed me
children are so cheerful/lively
and is always careless
he was so tough to her
is rather selfish
don't be so bossy!
7 11 1 6 13 14 9 10 12 8 4 3 2 5
martedì 26 aprile 2011
tucidide
· 15
Nicia disse cose di tal genere,ma la maggior parte degli Ateniesi che si presentarono (a parlare) esortava a far la spedizione e a non abrogare le decisioni prese,ma alcuni si opponevano. [2] Consigliava con il massimo ardore la spedizione, Alcibiade, figlio di Clinia, desiderando opporsi a Nicia, poiché anche sulle altre questioni aveva una posizione politica diversa (dalla sua) e per il fatto che (Nicia) aveva alluso a lui in modo calunnioso e perché desiderava soprattutto comandare l’esercito e sperava di conquistare in questo modo la Sicilia e Cartagine [3] e di recare un vantaggio ai propri interessi privati con il denaro e la gloria, che avrebbe riportato alla vittoria. Infatti essendo (tenuto) in grande onore dai cittadini,coltivava ambizioni maggiori di quanto gli consentisse il patrimonio di cui disponeva, sia per quanto riguardava l’allevamento di cavalli sia per le altre spese, proprio questo in seguito fu ciò che più di tutto, portò alla rovina della città di Atene.[4] Infatti i più temendo gli eccessi della trasgressività che a livello personale caratterizzava il suo stile di vita e le grandi ambizioni sottese a tutte le sue azioni, gli si fecero ostili come ad un uomo che aspirasse alla tirannide, e sebbene a livello pubblico egli avesse trattato nel modo migliore le questioni relative alla guerra,nel privato tutti provando insofferenza per i suoi comportamenti [5] ed essendosi affidati ad altri, in un breve arco di tempo portarono alla rovina la città. Allora dunque essendosi presentato agli Ateniesi consigliava queste cose.
24,3
E a tutti allo stesso modo venne un forte desiderio di salpare, infatti i più anziani credendo che o avrebbero sottomesso i territori verso i quali navigavano o che almeno una grande potenza (come la loro) sarebbe stata sconfitta, invece quelli in età (da soldato) sia per il desiderio di vedere e visitare una terra lontana, sia essendo pieni di speranza che si sarebbero salvati,e la mossa del popolo e i soldati al momento presente (pensando che) avrebbero guadagnato denaro e avrebbero acquistato (una potenza) grazie alla quale ci sarebbe stato (per loro) un salario eterno. [4] E così a causa dell’eccessivo desiderio di cose più grandi, anche se qualcuno non era d’accordo, temendo di apparire ostile alla città se avesse votato contro stendendo la mano, restava tranquillo.
Nicia disse cose di tal genere,ma la maggior parte degli Ateniesi che si presentarono (a parlare) esortava a far la spedizione e a non abrogare le decisioni prese,ma alcuni si opponevano. [2] Consigliava con il massimo ardore la spedizione, Alcibiade, figlio di Clinia, desiderando opporsi a Nicia, poiché anche sulle altre questioni aveva una posizione politica diversa (dalla sua) e per il fatto che (Nicia) aveva alluso a lui in modo calunnioso e perché desiderava soprattutto comandare l’esercito e sperava di conquistare in questo modo la Sicilia e Cartagine [3] e di recare un vantaggio ai propri interessi privati con il denaro e la gloria, che avrebbe riportato alla vittoria. Infatti essendo (tenuto) in grande onore dai cittadini,coltivava ambizioni maggiori di quanto gli consentisse il patrimonio di cui disponeva, sia per quanto riguardava l’allevamento di cavalli sia per le altre spese, proprio questo in seguito fu ciò che più di tutto, portò alla rovina della città di Atene.[4] Infatti i più temendo gli eccessi della trasgressività che a livello personale caratterizzava il suo stile di vita e le grandi ambizioni sottese a tutte le sue azioni, gli si fecero ostili come ad un uomo che aspirasse alla tirannide, e sebbene a livello pubblico egli avesse trattato nel modo migliore le questioni relative alla guerra,nel privato tutti provando insofferenza per i suoi comportamenti [5] ed essendosi affidati ad altri, in un breve arco di tempo portarono alla rovina la città. Allora dunque essendosi presentato agli Ateniesi consigliava queste cose.
24,3
E a tutti allo stesso modo venne un forte desiderio di salpare, infatti i più anziani credendo che o avrebbero sottomesso i territori verso i quali navigavano o che almeno una grande potenza (come la loro) sarebbe stata sconfitta, invece quelli in età (da soldato) sia per il desiderio di vedere e visitare una terra lontana, sia essendo pieni di speranza che si sarebbero salvati,e la mossa del popolo e i soldati al momento presente (pensando che) avrebbero guadagnato denaro e avrebbero acquistato (una potenza) grazie alla quale ci sarebbe stato (per loro) un salario eterno. [4] E così a causa dell’eccessivo desiderio di cose più grandi, anche se qualcuno non era d’accordo, temendo di apparire ostile alla città se avesse votato contro stendendo la mano, restava tranquillo.
27
Nel frattempo la maggior parte delle Erme di marmo che si trovavano nella città degli Ateniesi (sono numerose secondo l’usanza del luogo e di forma quadrata, sia nei vestiboli privati sia nei templi) [2+ in una sola notte furono mutilate nel volto. E nessuno conosceva gli autori ma con la promessa di grosse ricompense offerte dallo stato in cambio di una delazione venivano ricercati e inoltre stabilirono che,anche se qualcuno era a conoscenza di qualche altro sacrilegio che fosse stato commesso, chiunque volesse, sia tra i cittadini, sia fra gli stranieri, sia fra gli schiavi, poteva denunciarlo con la garanzia d’immunità.[3] E prendevano il fatto troppo seriamente;e infatti sembrava che fosse un cattivo auspicio per la spedizione e che fosse stato compiuto in funzione di una congiura (che provocasse) una rivoluzione e contemporaneamente l’abbattimento della democrazia. E da parte di alcuni meteci e servi non viene dunque rivelato nulla riguardo alle Erme, ma riguardo alcune mutilazioni di altre statue compiute in precedenza da giovani tra scherzi e bevute di vino e anche che in alcune case venivano celebrati i misteri in segno di oltraggio,di queste cose accusavano anche Alcibiade. E accoglievano queste accuse, coloro che erano massimamente sdegnati con Alcibiade perché impediva loro di essere essi stessi alla guida stabile del popolo e pensando che sarebbero stati primi,se lo avessero scacciato, ingrandivano (le accuse) e gridavano che la profanazione dei misteri e la mutilazione delle Erme erano state compiute per il rovesciamento della democrazia, e che fra queste cose non ce n’era nessuna che non fosse stata compiuta con la sua collaborazione, adducendo come prova l’altra sua (forma di) trasgressività (quella) relativa ai suoi comportamenti, certamente non conforme ai costumi del popolo. Egli sul momento, si difendeva contro le denunce ed era pronto a essere giudicato prima di salpare, (affinché si accertasse) se avesse commesso qualcuno di quei (misfatti) - e infatti ormai erano stati fatti i preparativi - e se avesse effettivamente commesso qualcuno di quei (misfatti), (era pronto) a scontare la pena,ma se al contrario fosse stato assolto,avrebbe ripreso il comando. E li scongiurava di non accogliere calunnie sul suo conto mentre lui era lontano, ma di ucciderlo subito se era colpevole e (diceva che) sarebbe stato più saggio non mandarlo al comando di un’armata tanto grande con una simile accusa, prima di aver emesso la sentenza. Ma i nemici temendo che egli avrebbe avuto l’esercito dalla sua parte, qualora fosse stato processato subito, e che il popolo fosse mite proteggendolo per il fatto che grazie a lui gli Argivi e alcuni Mantineesi prendevano parte della spedizione, tentavano di distoglierlo e trattenerlo, incitando altri oratori, i quali dicessero che egli avrebbe navigato subito e non avrebbe ritardato la partenza, ma che al suo ritorno sarebbe stato giudicato entro un numero stabilito di giorni, i nemici volevano che lui fosse giudicato quando fosse ritornato in seguito ad un richiamo, sulla base di un’accusa più grave,che essi avrebbero potuto costruire più facilmente mentre egli era lontano. E sembrò opportuno che Alcibiade salpasse.
libro II, 65
Infatti, per tutto il tempo in cui guidò la città in periodo di pace, la condusse con moderazione e così la mantenne in uno stato di sicurezza, ed essa sotto il suo governo divenne grandissima, e quando poi scoppiò la guerra, anche in questa circostanza, come fu evidente, ne previde chiaramente la portata. [6] Sopravvisse ancora due anni e sei mesi, e dopo la sua morte si vide ancora di più la sua preveggenza nei confronti della guerra. [7] Disse infatti che gli Ateniesi avrebbero vinto se fossero rimasti tranquilli, mantenendo efficiente la flotta, non ampliando il loro dominio durante la guerra e non affrontando rischi per la città. Essi invece fecero tutto il contrario e per ambizione e vantaggi personali decisero in modo dannoso per se stessi e per gli alleati imprese che sembravano essere estranee alla guerra e che, se fossero riuscite, avrebbero portato gloria e vantaggi soprattutto ai privati cittadini, mentre, se fossero fallite, si sarebbero rivelate un danno per la città, considerando le esigenze della guerra. [8] Ne era motivo il fatto che egli essendo potente per posizione sociale e intelligenza ed essendo assolutamente incorruttibile per quanto riguarda il denaro, dominava il popolo senza limitarne la libertà, e non era guidato da quello più di quanto egli lo guidasse, per il fatto che egli non dava nulla per compiacerlo, ma addirittura a volte lo contraddiceva provocandone l'ira (o aspramente), avendo ottenuto il potere per il suo merito. [9] Quando dunque li vedeva inopportunamente audaci per tracotanza, parlando li ridimensionava affinchè provassero timore mentre quando erano irragionevolmente spaventati li rimetteva in condizione di aver coraggio. A parole si aveva una democrazia, ma di fatto un governo dell'uomo migliore. [10] I successori, invece, che erano simi l'uno all'altro e che tendevano ognuno a primeggiare, si misero ad affidare al popolo anche il governo dello Stato, per fargli piacere. [11] In seguito a ciò si commisero molti altri errori, naturali per una città grande e in possesso di un impero, e soprattutto si sbagliò a fare la spedizione di Sicilia, la quale non fu tanto un errore di calcolo nei riguardi dei nemici che andavano ad assalire, quanto un errore da parte di quelli che avevano fatto partire la spedizione, non assegnando i mezzi necessari a coloro che erano partiti, inoltre, per calunnie private che avevano come argomento l'egemonia politica, resero più inefficaci le forze dell'esercito e nella situazione politica della città per la prima volta seminarono la discordia tra di loro. [12] Sconfitti in Sicilia con il resto delle forze militari e con la maggior parte della flotta, già in preda alla discordia nell'interno della città, pure per dieci anni resistettero ai nemici che già da prima li minacciavano, a quelli che poi si erano aggiunti dalla Sicilia, alla maggioranza degli alleati che si erano ribellati, e infine per giunta a Ciro, il figlio del re di Persia, il quale forniva ai Peloponnesi denaro per la flotta. E non cedettero sino a che non si danneggiarono tra di loro, cadendo in preda alle discordie private. [13] A tal punto sovrabbondavano per Pericle gli elementi in base ai quali egli aveva potuto prevedere che la città avrebbe potuto assai facilmente vincere in una guerra contro i Peloponnesiaci da soli.
Nel frattempo la maggior parte delle Erme di marmo che si trovavano nella città degli Ateniesi (sono numerose secondo l’usanza del luogo e di forma quadrata, sia nei vestiboli privati sia nei templi) [2+ in una sola notte furono mutilate nel volto. E nessuno conosceva gli autori ma con la promessa di grosse ricompense offerte dallo stato in cambio di una delazione venivano ricercati e inoltre stabilirono che,anche se qualcuno era a conoscenza di qualche altro sacrilegio che fosse stato commesso, chiunque volesse, sia tra i cittadini, sia fra gli stranieri, sia fra gli schiavi, poteva denunciarlo con la garanzia d’immunità.[3] E prendevano il fatto troppo seriamente;e infatti sembrava che fosse un cattivo auspicio per la spedizione e che fosse stato compiuto in funzione di una congiura (che provocasse) una rivoluzione e contemporaneamente l’abbattimento della democrazia. E da parte di alcuni meteci e servi non viene dunque rivelato nulla riguardo alle Erme, ma riguardo alcune mutilazioni di altre statue compiute in precedenza da giovani tra scherzi e bevute di vino e anche che in alcune case venivano celebrati i misteri in segno di oltraggio,di queste cose accusavano anche Alcibiade. E accoglievano queste accuse, coloro che erano massimamente sdegnati con Alcibiade perché impediva loro di essere essi stessi alla guida stabile del popolo e pensando che sarebbero stati primi,se lo avessero scacciato, ingrandivano (le accuse) e gridavano che la profanazione dei misteri e la mutilazione delle Erme erano state compiute per il rovesciamento della democrazia, e che fra queste cose non ce n’era nessuna che non fosse stata compiuta con la sua collaborazione, adducendo come prova l’altra sua (forma di) trasgressività (quella) relativa ai suoi comportamenti, certamente non conforme ai costumi del popolo. Egli sul momento, si difendeva contro le denunce ed era pronto a essere giudicato prima di salpare, (affinché si accertasse) se avesse commesso qualcuno di quei (misfatti) - e infatti ormai erano stati fatti i preparativi - e se avesse effettivamente commesso qualcuno di quei (misfatti), (era pronto) a scontare la pena,ma se al contrario fosse stato assolto,avrebbe ripreso il comando. E li scongiurava di non accogliere calunnie sul suo conto mentre lui era lontano, ma di ucciderlo subito se era colpevole e (diceva che) sarebbe stato più saggio non mandarlo al comando di un’armata tanto grande con una simile accusa, prima di aver emesso la sentenza. Ma i nemici temendo che egli avrebbe avuto l’esercito dalla sua parte, qualora fosse stato processato subito, e che il popolo fosse mite proteggendolo per il fatto che grazie a lui gli Argivi e alcuni Mantineesi prendevano parte della spedizione, tentavano di distoglierlo e trattenerlo, incitando altri oratori, i quali dicessero che egli avrebbe navigato subito e non avrebbe ritardato la partenza, ma che al suo ritorno sarebbe stato giudicato entro un numero stabilito di giorni, i nemici volevano che lui fosse giudicato quando fosse ritornato in seguito ad un richiamo, sulla base di un’accusa più grave,che essi avrebbero potuto costruire più facilmente mentre egli era lontano. E sembrò opportuno che Alcibiade salpasse.
libro II, 65
Infatti, per tutto il tempo in cui guidò la città in periodo di pace, la condusse con moderazione e così la mantenne in uno stato di sicurezza, ed essa sotto il suo governo divenne grandissima, e quando poi scoppiò la guerra, anche in questa circostanza, come fu evidente, ne previde chiaramente la portata. [6] Sopravvisse ancora due anni e sei mesi, e dopo la sua morte si vide ancora di più la sua preveggenza nei confronti della guerra. [7] Disse infatti che gli Ateniesi avrebbero vinto se fossero rimasti tranquilli, mantenendo efficiente la flotta, non ampliando il loro dominio durante la guerra e non affrontando rischi per la città. Essi invece fecero tutto il contrario e per ambizione e vantaggi personali decisero in modo dannoso per se stessi e per gli alleati imprese che sembravano essere estranee alla guerra e che, se fossero riuscite, avrebbero portato gloria e vantaggi soprattutto ai privati cittadini, mentre, se fossero fallite, si sarebbero rivelate un danno per la città, considerando le esigenze della guerra. [8] Ne era motivo il fatto che egli essendo potente per posizione sociale e intelligenza ed essendo assolutamente incorruttibile per quanto riguarda il denaro, dominava il popolo senza limitarne la libertà, e non era guidato da quello più di quanto egli lo guidasse, per il fatto che egli non dava nulla per compiacerlo, ma addirittura a volte lo contraddiceva provocandone l'ira (o aspramente), avendo ottenuto il potere per il suo merito. [9] Quando dunque li vedeva inopportunamente audaci per tracotanza, parlando li ridimensionava affinchè provassero timore mentre quando erano irragionevolmente spaventati li rimetteva in condizione di aver coraggio. A parole si aveva una democrazia, ma di fatto un governo dell'uomo migliore. [10] I successori, invece, che erano simi l'uno all'altro e che tendevano ognuno a primeggiare, si misero ad affidare al popolo anche il governo dello Stato, per fargli piacere. [11] In seguito a ciò si commisero molti altri errori, naturali per una città grande e in possesso di un impero, e soprattutto si sbagliò a fare la spedizione di Sicilia, la quale non fu tanto un errore di calcolo nei riguardi dei nemici che andavano ad assalire, quanto un errore da parte di quelli che avevano fatto partire la spedizione, non assegnando i mezzi necessari a coloro che erano partiti, inoltre, per calunnie private che avevano come argomento l'egemonia politica, resero più inefficaci le forze dell'esercito e nella situazione politica della città per la prima volta seminarono la discordia tra di loro. [12] Sconfitti in Sicilia con il resto delle forze militari e con la maggior parte della flotta, già in preda alla discordia nell'interno della città, pure per dieci anni resistettero ai nemici che già da prima li minacciavano, a quelli che poi si erano aggiunti dalla Sicilia, alla maggioranza degli alleati che si erano ribellati, e infine per giunta a Ciro, il figlio del re di Persia, il quale forniva ai Peloponnesi denaro per la flotta. E non cedettero sino a che non si danneggiarono tra di loro, cadendo in preda alle discordie private. [13] A tal punto sovrabbondavano per Pericle gli elementi in base ai quali egli aveva potuto prevedere che la città avrebbe potuto assai facilmente vincere in una guerra contro i Peloponnesiaci da soli.
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