giovedì 31 maggio 2012


1.Colui che hai mandato per annunciar(mi) la morte di (nostra) figlia sembra essersi perso per strada mentre viaggiava verso Atene; io però giunto a Tanagra l'ho saputo da mia nipote. Per quanto riguarda la sepoltura penso che si sia già svolto e mi auguro che si sia già svolto in modo tale da essere per te il meno doloroso possibile sia per il presente sia per il futuro. Ma se non hai fatto qualcosa pur desiderandolo ma attendi la mia opinione e pensi che una volta avvenuta sopporterai meglio, che questo accada, senza alcun eccesso o superstizione, cose da cui sei assolutamente aliena. 2.Solo, moglie mia, mantieni me e te stessa nel dolore secondo l'equilibrio consueto. Io so questo e comprendo di quale portata sia ciò che è successo, ma se ti vedessi eccedere nella disperazione questo mi farebbe più dispiacere di ciò che è successo. Certamente nemmeno io sono nato da una quercia o da una roccia, lo sai anche tu che mi sei stata compagna nell'educazione di tanti figli, tutti allevati in casa da noi stessi. Da questo punto di vista io so che è stato straordinariamente motivo di gioia il fatto che sia nata a te che lo desideravi una figlia dopo quattro figli (maschi) e che abbia offerto anche a me l'occasione di darle il tuo nome. Si aggiunge poi all'affetto verso bambini così piccoli una particolare intensità, poiché la gioia di ciò è pura e semplice e priva di ogni rabbia o risentimento, lei poi aveva anche per natura un'indole e una mitezza meravigliosa e il suo ricambiare affetto e farsi amare procurava (a noi) al tempo stesso piacere e la percezione del suo buon carattere, infatti essa esortava la balia a offrire il seno e a dare il latte non solo ad altri bambini ma anche ai piccoli oggetti e ai giochi con i quali si divertiva, come per invitarli alla propria mensa mettendo in comune per bontà d'animo i beni che aveva e condividendo le cose più belle con ciò che le procurava gioia. 3.Ma io non vedo, moglie mia, per quale ragione queste cose e quelle simili ci riempivano di gioia quando lei era viva e ora invece ci rattristeranno e ci sconvolgeranno nel ricordarle. Io temo piuttosto che noi cacciamo insieme a ciò che ci reca dolore anche il suo ricordo, come Climene quando dice <odio l'arco ricurvo di corniolo e vadano in malora i giochi del ginnasio> sempre evitando e temendo il ricordo del figlio per il fato che portava con sé un vivo dolore; la natura infatti evita tutto ciò che provoca sofferenza. Bisogna invece dunque che, come lei si offriva a noi come la cosa più bella da abbracciare, da vedere e da ascoltare, anche il suo ricordo abiti e viva dentro di noi avendo maggiore, molto maggiore, la gioia che il dolore (se davvero è ragionevole che qualcuno nei discorsi che spesso abbiamo rivolto agli altri sia d'aiuto anche a noi nel momento opportuno), e che non ci adagiamo né ci chiudiamo in noi stessi pagando quelle gioie con sofferenze maggiori. 4.Anche questo dicono quelli che erano presenti e se ne stupiscono, cioè che non hai indossato la veste del lutto né hai rivolto a te stessa o alle serve qualche gesto sconveniente e mortificante, né vi è stata riguardo alla sepoltura ostentazione di ricchezza eccessiva ma tutto è stato fatto con decoro e in silenzio insieme ai parenti stretti. Io non me ne sono certo stupito invece, se, non essendoti mai tu agghindata per uno spettacolo o per una processione, ma avendo tu sempre ritenuto il lusso una cosa inutile anche riguardo ai piaceri hai conservato in una circostanza triste la compostezza e la misura; infatti non bisogna che solo nei baccanali la donna rimanga incorrotta ma che non di meno pensi che lo sconvolgimento nel dolore e l'agitazione della sofferenza richiede forza d'animo che non si oppone all'amore materno come molti pensano, ma all'intemperanza dell'animo. Infatti noi concediamo all'amore materno di rimpiangere e di onorare e di ricordare i figli scomparsi, ma il desiderio smodato di lamenti che ci spinge anche a gemiti e a batterci il petto non è meno vergognoso dell'incontinenza nei piaceri, ma a parole ha la scusa che il dolore e l'amarezza anziché la gioia si accompagnano alla vergogna. Cosa c'è infatti di più insensato del fatto di bandire gli eccessi nel riso e nella gioia e lasciare invece andare del tutto le correnti delle lacrime e dei lamenti che nascono dalla stessa fonte? E dal fatto che alcuni litighino con le mogli riguardo al profumo e alle vesti di porpora e permettono invece che si taglino dolorosamente i capelli, facciano tingere le vesti di nero, si siedano in posizioni sconvenienti e si lascino cadere sconsolate? E, cosa che è la più insopportabile tra tutte, se esse puniscono i servi o le serve in modo eccessivo e ingiusto si oppongono e glielo impediscono mentre quando puniscono se stesse anche crudelmente non se ne curano, pur tra tormenti e sventure che richiedono comprensione e dolcezza? 5.Ma tra noi, moglie mia, certamente non c'è mai stato questo discorso né io penso che ci sarà mai. Con la tua sobrietà infatti riguardo al tuo corpo e con tuo equilibrato stile di vita non vi è alcuno dei filosofi che tu non abbia stupito quando è stato nostro compagno di discussione e  convivenza né alcuno dei cittadini al quale tu non offra come spettacolo nelle cerimonie religiose, nei sacrifici  e negli spettacoli teatrali la tua semplicità; anche in una circostanza simile hai dimostrato già una grande fermezza quando hai perso il primogenito e una seconda volta quando ci ha lasciato il nostro amato Cherone. Io ricordo infatti che alcuni stranieri stavano tornando con me da un viaggio in mare e quando fu annunciata la morte del bambino vennero insieme ad altri a casa nostra; ma quando videro la grande tranquillità e serenità, come in seguito raccontarono anche ad altri, pensarono che non ci fosse nulla di tragico ma che fosse stata riferita una notizia falsa, al tal punto avevi tenuto in ordine la casa con equilibrio, in una circostanza che offriva un pretesto per un completo disordine, eppure lo avevi allevato col tuo stesso seno e avevi subito un'incisione chirurgica avendo ricevuto una lesione del seno; questi sono i nobili sentimenti e l'amore materno. 6.Vediamo che molte madri, dopo che i bambini sono stati lavati e preparati da altri, li prendono in braccio come giocattoli e poi quando questi muoiono si abbandonano a un dolore vuoto e sgradevole non derivante dall'affetto (l'affetto è infatti una cosa ragionevole e bella), ma perché unendosi a una sensibilità naturale limitata ciò che è dovuto a un modo di pensare superficiale rende i dolori rabbiosi e violenti e difficili da attenuare. Questo sembra non essere sfuggito a Esopo: costui infatti racconta che quando Zeus distribuì gli onori agli dei, anche il Dolore li reclamò. Zeus dunque ne diede anche a lui ma solo a quelli che lo scelgono e lo vogliono. Inizialmente dunque accadde proprio così; ciascuno infatti lascia entrare personalmente il dolore in se stesso. Ma quando (il Dolore) si è insediato col tempo ed è diventato un ospite abituale e intimo non si stacca neppure da coloro che lo desideravano intensamente. Per questo bisogna combatterlo sulla porta e non lasciargli prendere posizione attraverso la veste del lutto o il capo rasato o qualcun'altra di queste cose che riproponendosi di giorno in giorno e turbando la mente la rendono meschina, gretta, timorosa e inconsolabile come se non le fosse più possibile il sorriso né la luce del sole né una tavolata di amici poiché giace in una tale situazione ed è dominata dal dolore. A questa infelice condizione fanno seguito la trascuratezza del corpo e l'avversione verso i bagni e le unzioni e ogni altra cura quotidiana; al contrario di tutto ciò occorrerebbe venire in aiuto all'animo che soffre attraverso il vigore del corpo. Buona parte infatti di ciò che provoca dolore si affievolisce e si placa come le onde quando il tempo è sereno se si distende nella quiete del corpo, ma se invece questo diventa secco e sudicio a causa di un regime di vita trascurato e il corpo non trasmette all'anima nulla di gradevole né salutare se non patimenti e dolori come delle esalazioni fetide e insane, neppure a quelli che lo vogliono è facile riprendersi; tali sofferenze toccano a un anima così trascurata. 7.Dall'altra parte non potrà aver paura di ciò che è in questo momento più temibile “cioè le visite di donne odiose” e le strida e le lamentazioni con cui acuiscono ed esasperano il dolore non permettendo che sia placato da altri né che si plachi da se stesso. Io so infatti quali prove tu hai sostenuto recentemente andando in aiuto alla sorella di Teone e combattendo con calore coloro che erano venute da fuori con pianti e grida, come aggiungendo senza criterio fuoco su fuoco. (Gli uomini) quando vedono le case degli amici che vanno a fuoco cercano di spegnere il fuoco ciascuno il più rapidamente possibile ma portano esse stessi materia infiammabile a questi quando hanno fuoco nell'anima. E a chi ha gli occhi infiammati (i medici) non permettono a chi lo vuole di avvicinare le mani, e non lasciano toccare la parte infiammata, mentre chi soffre per un lutto rimane passivo permettendo a chiunque gli si avvicini di stimolare e inasprire, come se fisse un reumatismo, il suo dolore il quale degenera per effetto di un piccolo contatto e irritazione in una malattia grave e difficile da trattare, Io so dunque che ti guarderai da queste cose.

8. (senso) Prima che Timossena nascesse eravamo felici, non consideriamo questo piccolo bene che abbiamo avuto con il suo arrivo un grande male, sono stati anni felici e se la fortuna non ci ha concesso quello che speravamo non dobbiamo mostrarci ingrati per quello che ci ha donato. Il pensiero della felicità può essere un rimedio nel momento di dolore e sconforto.

9. Tu hai sentito spesso dire che la felicità è collegata a corretti ragionamenti che si traducono in una ferma disposizione d'animo e che le vicende dipendenti dalla sorte non causano grandi rivolgimenti né provocano danni rovinosi per la vita. Ma se è inevitabile che anche noi, come i più, siamo governati dalle vicende esterne, soppesiamo ciò che proviene dalla sorte e ci serviamo come giudici, per la nostra felicità, di uomini qualunque, non dare importanza però alle lacrime di oggi e ai lamenti di coloro che vengono a casa nostra, che con un'usanza volgare recitano la parte di fronte a ciascuno, ma considera piuttosto che tu continui ad essere invidiata da costoro per i tuoi figli, per la tua famiglia e la tua condizione. E sarebbe terribile il fatto che altri sceglierebbero volentieri la tua sorte, anche se capitasse questo evento per il quale ora siamo afflitti, e tu invece accusassi la tua sorte presente e te ne lamentassi e non ti rendessi conto a causa di ciò che ti tormenta di quante gioie hanno in serbo per noi le cose che ci rimangono, ma come colore che scelgono i versi di Omero privi dell'inizio e della fine e trascurano invece i molti e grandissimi di quelli che ha composto, così ti concentrassi puntigliosamente e cavillosamente sugli episodi  negativi della vita passando invece su quelli felici in modo superficiale e distratto, e che tu patissi qualcosa di simile a quanto patiscono i meschini e gli avidi, i quali pur accumulando molte ricchezze non ne godono finché ci sono ma si disperano e si lamentano dopo averle perdute. Se dunque la piangi perché se ne è andata senza nozze e senza figli, puoi rasserenarti con altre considerazioni, cioè che tu non sei stata priva di nessuna di queste due condizioni. Infatti questi non sono beni grandi per quelli che ne sono privi e piccoli per quelli che li possiedono. Noi non dobbiamo soffrire perché lei è giunta a una condizione priva di dolore: che male può venirci da lei se per lei ora non vi è nulla di doloroso? Infatti, anche le privazioni dei beni più grandi perdono il loro carico di dolore una volta giunte al punto in cui non si sente il bisogno di nulla. La tua Timossena è stata privata di piccoli beni, infatti ha conosciuto piccoli beni e di piccoli beni ha goduto; di ciò di cui non ha avuto esperienza, né è giunta a conoscenza, né ha concepito desiderio, come si potrebbe dire che ne è stata privata? 10. E quelle cose che tu senti dire da altri, i quali convincono molti dicendo che non vi è assolutamente nulla di male e di doloroso per colui che è giunto alla dissoluzione, io so che ti impedisce di crederlo l'insegnamento dei nostri padri e le formule mistiche dei misteri di Dioniso che condividiamo noi iniziati. Immagina dunque che l'anima essendo immortale subisca la stessa sorte degli uccelli che vengono catturati: se infatti è vissuta per molto tempo nel corpo e si è assuefatta a questa esistenza per effetto di molte attività e di una lunga consuetudine, scendendo di nuovo quaggiù, si reincarna e non se ne libera né cessa di essere invischiata a causa delle continue nascite nelle passioni e nelle vicende terrene. Non pensare che la vecchiaia sia biasimata e abbia una cattiva immagine a causa delle rughe e della canizie e della debolezza del corpo; ma questo è il suo aspetto più negativo, il fatto che rende l'anima fiacca nei ricordi delle realtà celesti e attaccata alle realtà terrene e la piega e la opprime facendole mantenere la forma che ha acquisito nel suo attaccamento al corpo. Ma essa (l'anima) dopo essere stata catturata [ed essere rimasta per poco tempo nel corpo ed essere stata liberata] dalla volontà divina, ritorna dove è stata generata come liberandosi da un giogo debole e molle. Come infatti il fuoco se uno dopo averlo spento subito lo si riaccende, di nuovo si riattizza e riprende vigore, [se invece rimane spento per più tempo più difficilmente si riaccende, così anche tra le anime hanno la sorte migliore quelle alle quali tocca] di varcare al più presto le doglie dell'Ade prima che sia nato in lei un amore eccessivo dei beni di questo mondo e prima di infiacchirsi a causa del corpo e di compenetrarsi con esso come per un incantesimo. 11.Nei costumi e nelle leggi antiche risalenti ai nostri padri si trova ancora di più la verità riguardo a ciò. Ai loro bambini che muoiono essi non offrono libagioni né fanno altre cose simili a quelle che è naturale riservare ai morti; essi infatti non sono per nulla parte della terra e di ciò che avviene sulla terra; infatti non si attardano al loro funerale e presso le loro tombe e non lasciano esposti i loro cadaveri né si siedono presso i loro corpi; la legge non permette che si porti il lutto per bambini così piccoli in quanto è empio compiangere coloro che sono passati a una condizione e in un luogo migliore e più divino. Poiché non credere a queste consuetudini è più pericoloso che credervi, manteniamo i nostri gesti così come le usanze impongono e i nostri sentimenti ancora più nobili e puri ed equilibrati.

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