domenica 5 giugno 2011
IL SENSO DEL TEMPO (1,4)
Si allontana l'aspro inverno al gradito ritorno della primavera e dello Zefiro, argani issano asciutte carene, e non gode più il gregge delle stalle o il contadino del fuoco, né i prati risplendono per le bianche brine. Già Venere citerea dirige i cori sotto la luna e le amabili Grazie insieme alle Ninfe battono a ritmo alterno il piede a terra,mentre l'ardente Vulcano fa visita alle pesanti officine dei Ciclopi. Ora è bello cingere il capo lucido o di mirto verde o di fiori che le terre disgelate regalano; ora è bello fare sacrifici a Fauno negli ombrosi boschi, se chieda un'agnella o preferisca un capretto. La pallida Morte batte con piede imparziale le capanne dei poveri e le torri dei re. O beato Sestio, il breve ciclo della vita ci impedisce di avere una speranza a lungo termine; presto la notte ti graverà e gli dei Mani della leggenda e la casa effimera di Plutone,dove una volta entrato né verrai estratto con i dadi re del banchetto né contemplerai il tenero Licida,per il quale ora fervono tutti i giovani, e presto (anche)le vergini arderanno d'amore.
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