domenica 5 giugno 2011
Rapidi fuggono gli anni
Ahimé fugaci, o Postumo, o Postumo, scorrono gli anni, né un animo devoto potrà impedire l’incalzante le rughe e la vecchiaia e alla morte inesorabile(5) neppure se tu placassi, o amico, con trecento tori tutti i giorni che passano, l'illacrimato Plutone, che il tre volte grande Gerione e Tizio tiene chiusi con la sua triste onda, che senza dubbio dovrà essere oltrepassata da tutti noi,(10) quanti fruiamo dei doni della terra, sia re sia umili coloni. Inutilmente ci terremo lontani dal cruento Marte e dai flutti infranti sul fragoroso Adriatico, (15)invano negli autunni temeremo l'Austro dannoso ai corpi Dovremo vedere il nero Cocito errante con lento corso e la stirpe infame di Danao e l'Eulide Sisifo, (20)condannato a eterna fatica. Bisognerà lasciare la terra e la casa e la sposa amata, e di queste piante che coltivi a parte gli odiosi cipressi, nessuna ti seguirà padrone per breve tempo. (25)Un erede più degno assumerà Cecubo conservato sotto cento chiavi e bagnerà il pavimento con il vino superbo migliore di quello della cena dei pontefici.
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