domenica 5 giugno 2011

IL SENSO DEL TEMPO (1,4)

Si allontana l'aspro inverno al gradito ritorno della primavera e dello Zefiro, argani issano asciutte carene, e non gode più il gregge delle stalle o il contadino del fuoco, né i prati risplendono per le bianche brine. Già Venere citerea dirige i cori sotto la luna e le amabili Grazie insieme alle Ninfe battono a ritmo alterno il piede a terra,mentre l'ardente Vulcano fa visita alle pesanti officine dei Ciclopi. Ora è bello cingere il capo lucido o di mirto verde o di fiori che le terre disgelate regalano; ora è bello fare sacrifici a Fauno negli ombrosi boschi, se chieda un'agnella o preferisca un capretto. La pallida Morte batte con piede imparziale le capanne dei poveri e le torri dei re. O beato Sestio, il breve ciclo della vita ci impedisce di avere una speranza a lungo termine; presto la notte ti graverà e gli dei Mani della leggenda e la casa effimera di Plutone,dove una volta entrato né verrai estratto con i dadi re del banchetto né contemplerai il tenero Licida,per il quale ora fervono tutti i giovani, e presto (anche)le vergini arderanno d'amore.

Ritratto di Scipione

(3)Fu in verità Scipione degno di ammirazione nn sl x le sue effettive virtù ma incline alla loro ostentazione an che x una certa abilità sin da quando era giovane (4) compiva la maggior parte delle sue azioni davanti al pubblico dicendo che gli era stato consigliato o da visioni notturne o da un’ispirazione divina, sia che egli stesso fosse di animo dominato da una certa religiosità sia xk la gente eseguiva gli ordini e le decisioni senza indugio come se fossero giunti dal responso di un oracolo (5) a questa credenza preparando gli animi dei romani fin dall’inizio,dal momento in cui indossò la toga virile in nessun giorno trattò qualche affare né pubblico né privato prima che si fosse recato in campidoglio ed entrato nel tempio si fosse seduto e x lo + solo,in raccoglimento,trascorresse il tempo in quel luogo (6) qsta abitudine che conservò x tt la vita,sia di proposito sia x puro caso suscitò fiducia presso qualcuno alla diffusione opinione che egli fosse un uomo di stripe divina (7) e richiamò in vita la diceria favoleggiata prima sul conto di ale magno, pari e x vanità e x carattere fiabesco,ke fosse nato dall’accoppiamento di uno smisurato serpente e che nella stanza di sua madre era stato vista molto di frequente l’apparizione di quel prodigio ma che con la venuta di + xsn all’improvviso si snodava e scompariva agli sguardi (8) l’attendibiltà di qsti prodigi da lui nn fu mai esclusa anzi piuttosto con una sorte di arte l’accrebbe, nn negando che così fosse all’incirca, e nn affermandolo.apertamente (9) molti altri fatti dello sts genere,alcuni veri,altri simulati avevano oltrepassato a riguardo di quel giovane i limiti dell’ammirazione x un uomo;riponendo fiducia in qste cose la cittadinanza accordò a un giovane di età x niente matura un’impresa così responsabile e un così imp comando.

Ode a Taliarco

Vedi come si innalza, candido per l'alta neve il Soratte, né ormai sostengono il peso le selve affaticate e per il gelo acuto, i fiumi sono ghiacciati.(5) Dissolvi il freddo buttando legna sul fuoco largamente e più abbondantemente cava o Taliarco,il vino vecchio di quattro anni dall'alnfoa sabina. Lascia il resto agli dei, che appena hanno quietato(10) i furiosi venti sul mare fervido né i cipressi né i vecchi frassini sono agitati. cosa verrà domani, evita di chiedere, e qualunque giorno ti darà il destino, (15)segnalo come guadagno non disprezzare i dolci amori o fanciullo,né le danze, finchè sei nel fiore degli anni lontano dalla canizia scontrosa. Ora il campo e le piazze e lievi sussurri sul far della notte sono ripetuti all'ora convenuta.(20) Ora il riso gradito traditore della fanciulla che si nasconde nel nascosto angolo e il pegno d'onore strappato alle braccia o al dito che male resiste.
(Ode tratta da ALCEO)
Zeus scatena la pioggia e dal cielo si scatena grande tempesta. Le correnti dei corsi d'acqua si sono fermate. [...] Disperdi il freddo aumentando la fiamma e versando vino dal sapor del miele senza risparmio,e poi avendo fasciato il capo con soffice lana..

Morte di una regina

Ora si deve bere, e con il piede battere la terra in libertà, ora, era già tempo, amici, di ornare il convito sacro degli dei con vivande dei sacerdoti Salii .(5) Era sacrilegio, prima d'ora, trarre dalle celle degli avi il Cecubo riposto, mentre al Campidoglio preparava la regina folli rovine e morte all'impero, lei, col suo greggio immondo di uomini turpi, (10) sfrenata nelle sue speranze, ubriacata dalla dolce sua fortuna. Ma fu follia placata da quella sola nave scampata al fuoco, e la sua mente allucinata (15) dal vino di Mareia Cesare ricondusse alla realtà paurosa, incalzando con la forza dei remi lei che veloce fuggiva dall'Italia, come sparviero incalza le tenere colombe, come il cacciatore le lepre che corre nelle pianure della nevosa Emonia,(20) per consegnare alle catene quel segno funesto del destino. Ma nobilmente lei cercò la morte; non ebbe femminile timore della spada né ripegò con la flotta veloce verso coste remote: (25) e osò guardare la sua reggia umiliata con sereno sguardo, coraggiosa a toccare terribili serpenti per assorbire nel suo corpo il nero veleno, (30)resa più fiera dalla morte così deliberata, per sottrarsi ai vascelli nemici, per impedire d'essere condotta, come donna comune, lei, donna regale, al superbo trionfo.
(Ode tratta da ALCEO)

Ora bisogna ubriacarsi e che uno beva a forza perchè è morto Mirsilo.

Aut prodesse

I poeti si propongono di giovare o di dare piacere,oppure di dire a un tempo cose piacevoli e utili alla vita.
(335) Breve, in ogni caso, sia il tuo insegnamento, perché lo spirito di chi vuole imparare afferri subito le tue parole e le ritenga fedelmente a lungo:il superfluo trabocca da un cuore ricolmo. Siano verosimili le cose che s'inventano per dilettare;nessun racconto può pretendere d'essere creduto in tutto ciò che vorrà:
(340) è assurdo che la strega Lamia partorisca vivo il fanciullo che ha mangiato.Le schiere degli anziani disapprovano le opere che non abbiano a fondamento l'utile; superbamente i Ramni passano sotto silenzio l'arte severa;è approvato da tutti chi ha unito l’utile al piacevole, divertendo e insieme ammonendo il lettore.
(345) Il suo libro sarà un affare per gli editori Sosio, passerà il mare e, per la fama, prolungherà nel tempo la vita dello scrittore.Ci sono colpe però che vorremmo perdonare: perché la corda non sempre risponde col suono giusto alle intenzioni della mano e della mente, e lo emette acuto quando lo si vorrebbe grave,
(350) o perché non sempre l'arco colpisce l'oggetto minacciato.In un carme che risplende tutto di luce,
piccole macchie, lasciate cadere per incuria o per imprevidenza umana, non mi offendono. E allora?
(355) Come un copista, che per quanto avvisato commette sempre gli stessi errori, non è scusabile, o un suonatore di cetra, che sbaglia sempre lo stesso accordo, ci fa ridere, così chi ha troppe pecche è come quel Chèrilo, che io ammiro sorridendo quando raramente esce in qualche bel verso,mentre mi sdegno ogni volta che il grande Omero sonnecchia.
(360)Ma in un'opera lunga è scusabile che di tanto in tanto s'insinui il sonno.La poesia è come la pittura, che a volte apprezzi da vicino e altre da lontano. Un quadro ama la penombra, quell'altro, che non teme l'occhio sottile del critico,vuole essere guardato in piena luce; uno piace solo una volta, l'altro piace e piacerà sempre

Rapidi fuggono gli anni

Ahimé fugaci, o Postumo, o Postumo, scorrono gli anni, né un animo devoto potrà impedire l’incalzante le rughe e la vecchiaia e alla morte inesorabile(5) neppure se tu placassi, o amico, con trecento tori tutti i giorni che passano, l'illacrimato Plutone, che il tre volte grande Gerione e Tizio tiene chiusi con la sua triste onda, che senza dubbio dovrà essere oltrepassata da tutti noi,(10) quanti fruiamo dei doni della terra, sia re sia umili coloni. Inutilmente ci terremo lontani dal cruento Marte e dai flutti infranti sul fragoroso Adriatico, (15)invano negli autunni temeremo l'Austro dannoso ai corpi Dovremo vedere il nero Cocito errante con lento corso e la stirpe infame di Danao e l'Eulide Sisifo, (20)condannato a eterna fatica. Bisognerà lasciare la terra e la casa e la sposa amata, e di queste piante che coltivi a parte gli odiosi cipressi, nessuna ti seguirà padrone per breve tempo. (25)Un erede più degno assumerà Cecubo conservato sotto cento chiavi e bagnerà il pavimento con il vino superbo migliore di quello della cena dei pontefici.

Orazio, epistola 1,1

Allora Bullazio che ne pensi di Chio, della famosa Lesbo, dell'elegante Samo, della reggia di Creso a Sardi, e di Colofone e di Smirne? Sono meglio o peggio della loro fama, nessuna di loro è inferiore al Tevere o al Campo Marzio?  O t'ha rapito il cuore una città di Attalo? O ti entusiasmi di Lèbedo nauseato di viaggi e del mare? Sai Lèbedo com'è: un villaggio piú deserto di Gabi e Fidene; ma io lí vorrei vivere (cong. irreale), dimenticando i miei, dimenticato da loro, e da riva guardare lontano il mare in burrasca. (incipit II libro Lucrezio) Certo nessuno si propone, fradicio di pioggia e fango da Capua verso Roma, di passare la vita in una capanna; nessuno, intirizzito dal freddo, ritiene le stufe e i bagni caldi il culmine della felicità terrena; neppure tu, se la violenza dell''Austero t'avesse travolto in mezzo al mare, venderesti la nave, raggiunta la riva attraverso il mare Eegeo. Quando sei sei sano, la bellezza di Rodi e di Mitilene ti serve come d'estate un mantello quando tira aria di neve, un bagno nel Tevere d'inverno o un braciere nel mese d'agosto. Finché è possibile e la fortuna ti sorride, Samo, Chio e Rodi è bene lodarle da lontano, a Roma. Qualunque ora lieta ti concedano gli dei prendila con riconoscenza, non rimandarne di anno in anno le gioie, affinché tu possa dire in qualunque luogo tu sia stato di aver vissuto bene, infatti se la ragione e la saggezza, e non il luogo che domina una vasta distesa di mare, scacciano gli affanni, colui che solca il mare muta il cielo, non l'animo. Un inquietudine impotente ci tormenta: andiamo per acque e terre inseguendo la felicità. Ma ciò che insegui è qui, a Úlubre, se non ti manca la ragione.